Il Tirreno

Lucca

Ex dipendenti Rsa «Per noi solo silenzi» 

di Luigi Spinosi
Ex dipendenti Rsa «Per noi solo silenzi» 

«Promesse non mantenute»: 15 famiglie vivono nel dramma

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LUCCA. Quello che più fa male è probabilmente il silenzio. Il silenzio che impedisce di pensare al domani, di sapere cosa le attende. Un silenzio che dura da mesi e che riguarda il loro destino. Stiamo parlando del personale “rimasto fuori” (che poi vuol dire aver perso il lavoro) dal l’affidamento in concessione delle Rsa comunali Pia Casa e Monte San Quirico. Un atto che ha lasciato a casa quindici persone, donne che, nella stragrande maggioranza dei casi, dipendevano proprio da quello stipendio. Tante storie, molte anche difficili, comprese quelle di donne sole con dei figli da mantenere.
A raccontare il dramma sono loro stesse, arrivate al Tirreno per lanciare un appello: «Avevamo tutte una lunga anzianità di servizio — spiegano — chi 10 anni, chi 12, chi ancora di più. Adesso ci troviamo senza lavro e senza prospettive: la maggior parte di noi è in quell’età in cui si è troppo anziani per sperare di trovare un nuovo lavoro e troppo giovani per la pensione. È vero, abbiamo la Naspi (l’indennità di disoccupazione ndr) , ma non è eterna, e quando finirà? Noi vogliamo ciò che avevamo, ciò ci è stato tolto e ciò che ci era stato promesso: un lavoro».
Sì, perché il problema è proprio qui: il passaggio dalla vecchia gestione della cooperativa Kcs alla concessione attraverso il bando («Che si sapeva già avrebbe comportato degli esuberi») era stato accompagnato dalle proteste delle lavoratrici, cui erano però seguite delle rassicurazioni: «A febbraio 2016 il sindaco Tambellini, alla presenza dei sindacalisti Casciani e Massari che avevano seguito la vicenda, aveva parlato di un fondo di 300mila euro per affrontare la nostra situazione, e poi, in prefettura, era stato sottoscritto un accordo che prevedeva il nostro reimpiego a chiamata in caso di necessità. In questi mesi non si è visto né sentito nessuno, né dal Comune né dal sindacato, che sembra essersi dimenticato di noi. I 300mila euro sembra che non ci siano più, e non siamo nemmeno riusciti ad avere una copia del testo di quell’accordo. Pare addirittura che in alcuni casi siano state chiamate persone a lavorare, ma al di fuori della nostra graduatoria».
Proviamoci noi, allora, ad avere quelle risposte: «No, non ci siamo assolutamente dimenticati di loro — è la risposta dell’assessore Ilaria Vietina — intanto c’è da dire che sull’intera vicenda pendeva la contesa sull’affidamento dell’appalto, che si è risolta solo da poche settimane (con l’assegnazione alla Proges ndr) , e questo ha rallentato tutto. Ma stiamo cercando una soluzione, anche se purtroppo è un momento difficile per sperare in nuovi inserimenti». E i 300mila euro? «Era un’ipotesi legata a una serie di risparmi che purtroppo non si sono realizzati. Ma il progetto resta, sperando di trovare le risorse. Quanto al protocollo c’è e resta valido, e queste persone possono rivolgersi a me».
Perché in ballo c’è il destino di 15 famiglie che aspettano non rassicurazioni, ma che si mantenga una promessa.

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