Il dolore
Assolti per le sevizie sui bovini al macello
di Luca Tronchetti
Otto persone tra titolari e dipendenti della Carni Val Serchio di Porcari e proprietari di animali
2 MINUTI DI LETTURA
PORCARI. Non ci fu maltrattamento sugli animali e non vennero violate le normative dell’Unione Europea legata ad illeciti commessi nell’attività di macellazione dei capi di bestiame. Il Dopo tre anni il giudice monocratico Alessandro Dal Torrione manda assolti il responsabile della ditta Carni Val Serchio di via Ciarpi a Porcari, Guido Biagini di 67 anni, il figlio Tommaso Biagini,i dipendenti addetti materiali alle operazioni Hicham Lahdili, Alessandro Binaghi, Giovanni Nasuti, Giorgio Venturelli e i proprietari dei bovini Antonio Moreno Giorgi e Virgilio Giusti, quest’ultimo titolare di un’azienda agricola in provincia di Pisa.
Messa alla prova. Per quanto riguarda l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per il titolare della ditta Carni Val di Serchio - reo di aver insultato e minacciato la veterinaria che stava effettuando un’ispezione all’impianto di macellazione - il suo legale ha chiesto e ottenuto di poter usufruire per il suo assistito dell’istituto della messa alla prova che di fatto estingue il reato.
Le contestazioni. Secondo le accuse della procura della Repubblica gli imputati per pura convenienza economica usando un’inutile crudeltà avrebbero massacrato capi bovini sottoponendoli a scariche elettriche per immobilizzarli e trascinarli in trappola di contenzione prima di sottoporli a jugulazione. E, in taluni casi, se gli animali resistevano venivano colpiti con mazze e martelli oppure se la resezione del collo non era stata eseguita correttamente e il bovino non crollava in una pozza di sangue veniva completata l’opera con altri tagli oppure veniva agganciato al paranco ancora vivo per essere avviato alle fasi successive della macellazione.
L’accusa. Nelle precedenti udienze l’accusa aveva chiesto la condanna per gli imputati, ma il giudice ha decretato l’assoluzione con la formula perché il fatto non costituisce reato. Per la Carni Val Serchio, che dalla vicenda aveva avuto nocumento dal punto di vista economico-commerciale, è la fine di un incubo. Ma, con ogni probabilità, il sostituto procuratore Antonio Mariotti ricorrerà in Appello.
Messa alla prova. Per quanto riguarda l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per il titolare della ditta Carni Val di Serchio - reo di aver insultato e minacciato la veterinaria che stava effettuando un’ispezione all’impianto di macellazione - il suo legale ha chiesto e ottenuto di poter usufruire per il suo assistito dell’istituto della messa alla prova che di fatto estingue il reato.
Le contestazioni. Secondo le accuse della procura della Repubblica gli imputati per pura convenienza economica usando un’inutile crudeltà avrebbero massacrato capi bovini sottoponendoli a scariche elettriche per immobilizzarli e trascinarli in trappola di contenzione prima di sottoporli a jugulazione. E, in taluni casi, se gli animali resistevano venivano colpiti con mazze e martelli oppure se la resezione del collo non era stata eseguita correttamente e il bovino non crollava in una pozza di sangue veniva completata l’opera con altri tagli oppure veniva agganciato al paranco ancora vivo per essere avviato alle fasi successive della macellazione.
L’accusa. Nelle precedenti udienze l’accusa aveva chiesto la condanna per gli imputati, ma il giudice ha decretato l’assoluzione con la formula perché il fatto non costituisce reato. Per la Carni Val Serchio, che dalla vicenda aveva avuto nocumento dal punto di vista economico-commerciale, è la fine di un incubo. Ma, con ogni probabilità, il sostituto procuratore Antonio Mariotti ricorrerà in Appello.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
