Il Tirreno

Lucca

Spese in pasticceria Sospeso agente della prefettura

Per l’accusa il poliziotto avrebbe ordinato un rinfresco mettendolo in conto all’ufficio del Governo, all’oscuro di tutto

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LUCCA. Un poliziotto che presta servizio in Prefettura è stato sottoposto al procedimento disciplinare della sospensione e adesso rischia un provvedimento temporaneo di natura interdittiva dallo svolgimento dei pubblici uffici. La sospensione risale alla fine dello scorso anno e riguarda il comportamento dell'agente che, stando all'accusa, avrebbe ordinato un rinfresco in una nota pasticceria del centro storico per conto dell'ufficio territoriale del Governo, che nella circostanza era all'oscuro di tutto. Bignè, pizzette, torte e altre leccornie in realtà non sarebbero finite a palazzo Ducale, ma a casa del poliziotto. La vicenda sarebbe emersa tre-quattro mesi dopo quando il titolare del noto esercizio commerciale, che di sovente intratteneva rapporti con la Prefettura fornendo il servizio nei casi di ricevimenti e cerimonie ufficiali, insospettito per l’insolito ritardo nel pagamento avrebbe chiamato la sede dell’ufficio territoriale in Cortile degli Svizzeri per chiedere delucidazioni preoccupato che qualche alimento non fosse stato di gradimento dei vertici istituzionali. Dall’altra parte sarebbero caduti dalle nuvole. Nessuno aveva ordinato un rinfresco per ragioni di carattere istituzionale. Ma non è tutto. Per gli inquirenti lo stesso esponente delle forze dell'ordine sarebbe stato al centro di un altro episodio poco piacevole. Pizzicato in un paio di circostanze mentre cercava di allontanarsi da un supermarket con della merce non pagata nel carrello cercando poi di giustificarsi esibendo la tessera di appartenenza al corpo. In una circostanza il responsabile del centro commerciale aveva chiamato in questura cercando un funzionario al quale aveva raccontato l'episodio. Da lì erano partiti gli accertamenti che avevano portato alla decisione di sospendere il poliziotto a titolo cautelare in attesa di accertamenti interni. Sullo sfondo della vicenda si staglia anche il caso dell’impiegata prefettizia pizzicata a fine ottobre 2016 con una presunta mazzetta da 280 euro: denaro per far sparire una pratica scomoda, in realtà inesistente, che vedeva una donna versiliese soggetta a provvedimento amministrativo legato al possesso di stupefacenti. Graziella Sironi, 52 anni, di Antraccoli, rimessa in libertà dopo 15 giorni di detenzione domiciliare con l’accusa di concussione, è ancora sospesa dal servizio e attende la conclusione delle indagini preliminari ( i 6 mesi scadranno tra poco più di una settimana). I carabinieri del reparto investigativo in questi mesi hanno ascoltato una serie di persone informate dei fatti. Sarebbero emersi alcuni episodi analoghi, ma per importi non rilevanti. (l.t.)

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