Il Tirreno

Lucca

Uomini violenti, ventuno cercano aiuto

di Luca Tronchetti

Da poco più di due anni lo sportello ascolto maltrattanti ha registrato tanti casi di partner consapevoli del loro disagio

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LUCCA. Uomini che odiano le donne. Ma anche uomini che, dopo un percorso condiviso e sicuramente doloroso, iniziano a rendersi conto delle loro azioni violente, del loro atteggiamento prevaricatore, di un lato oscuro dove la psiche arriva a giustificare comportamenti aggressivi o semplici gesti ripetuti meccanicamente che rendono pesante l’ambiente familiare lasciando strascichi perenni nello stato d’animo di mogli, compagne e fidanzate. Dal 2015 a Lucca attraverso l’associazione «Spaziolibero» è nato lo Sportello di Ascolto Maltrattanti rivolto ai responsabili di atti di violenza. Un’agenzia che, nella sua fase di costituzione, ha beneficiato di fondi raccolti dal Rotary Club e dall’associazione culturale Photolux consentendo così agli operatori di seguire un corso di formazione per acquisire una metodologia nella raccolta dati: interventi individuali nei confronti dei maltrattanti in una prima fase, programmi in gruppi di auto-aiuto con l’ausilio di due psicoterapeuti utili per riportare alle responsabilità personali dei singoli e diminuire l’isolamento sociale dell’«offenders». Obiettivo del percorso offerto dallo sportello: l’interruzione immediata della violenza e il cambiamento del comportamento del maltrattante accompagnato da un processo di riconsiderazione delle proprie azioni e di assunzione delle responsabilità rispetto ai comportamenti.

Dati e soggetti. Dal 2015 al 2016 sono 32 complessivamente gli uomini che hanno preso contatto con lo Sportello di ascolto per maltrattanti. Diciotto di loro hanno portato a termine un percorso individuale. E nei primi tre mesi del 2017 altri tre, per un totale di 21, hanno preso contatto con il servizio dietro suggerimento di avvocati, servizi sociali o dalla partner spesso a sua volta seguita dal Centro Antiviolenza o attraverso gli uffici del Codice Rosa al pronto soccorso. «Non ci sono categorie maschili escluse. - dicono le operatrici - Si va dall’operaio al professionista, da giovani di buona famiglia agli extracomunitari. Per quanto riguarda l’età il range oscilla tra i 35 e i 55 anni con una punta massima, registrata l’anno scorso, del caso di un sessantenne che si è rivolto allo sportello». Alla base di tutto c’è l’incapacità di avere un rapporto sereno con il partner che si manifesta non solo con azioni violente, ma anche e soprattutto con azioni che psicologicamente incutono soggezione.

Comportamenti aggressivi. La spia di un malessere che può degenerare è data da atteggiamenti che modificano quello che dovrebbe essere un clima di spontaneità all’interno della coppia. Rompere oggetti, tirare calci o pugni a porte o infissi di fronte alla compagna non soltanto creano un’atmosfera pesante, ma possono essere il primo passo verso azioni violente nei confronti dell’altro sesso. «Spesso gli uomini, quando prendono contatto con lo sportello, tendono a sminuire, minimizzare o a colpevolizzare la vittima giustificando così il suo comportamento: dietro a una spinta in realtà di celano ecchimosi e lividi con tanto di certificato del pronto soccorso. Di cui veniamo a conoscenza dalle forze dell’ordine o dall’ospedale». Accade che il maltrattante dia la colpa a specifiche interazioni disfunzionali della relazione di coppia, da fattori di stress o traumi pregressi.

La metodologia d’intervento. Lo sportello ascolto include sia interventi individuali in una prima fase di trattamento, sia programmi in gruppi di aiuto-aiuto. Volontari, personale e tirocinanti che lavorano allo sportello incoraggiano gli uomini ad essere consapevoli e rendersi conto dei propri atteggiamenti in modo da prevenire futuri comportamenti violenti e ad apprendere nuove modalità di rapporto nelle relazioni affettive. Un trattamento che prevede anche una stretta collaborazione tra i programmi di intervento rivolti alla tutela e la protezione delle donne e dei minori. Lo sportello è aperto lunedì e giovedì dalle 15 alle 19, martedì dalle 9 alle 13. Basta telefonare al numero 342-9756028.

Rischio social. L’uso indiscriminato e senza controllo di Facebook e dei social spesso contribuisce ad alimentare la violenza nei confronti delle donne. Si stima che in Europa le molestie cibernetiche che prendono di mira le donne sono pari al 18% e iniziano dall’adolescenza.

Programma del 2017. Sono in cantiere un corso di formazione in metodologie e strumenti per l’accompagnamento di autori di violenza che avrà durata di 30 ore, un percorso per una genitorialità consapevole con 4 incontri a tema sul rapporto genitori-figli al fine di favorire un cambiamento nel ruolo genitoriale e un’attività di prevenzione alla violenza agita con incontri tra docenti e genitori delle medie inferiori per far emergere situazioni di criticità e coinvolgere gli studenti in un percorso di crescita delle competenze relazionali-affettive.

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