Il Tirreno

Lucca

Un “check up” all’agricoltura

Il 5 e 6 aprile al Real Collegio ci saranno il ministro Martina e il commissario Ue

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LUCCA. La Toscana sceglie Lucca per la Conferenza regionale dell'agricoltura e dello sviluppo rurale. Sarà il Real Collegio ad aprire i suoi saloni per fare il punto, il 5 e 6 aprile, sullo stato di salute e il futuro del mondo agricolo toscano. Sono attese presenze istituzionali ai massimi livelli e tutte le componenti dei settori agricolo, agroalimentare, forestale e dello sviluppo rurale. Tra le personalità: il commissario Ue per l'agricoltura Phil Hogan che può influenzare tantissimo sul futuro della nostra agricoltura in Europa e il ministro dell'agricoltura Maurizio Martina che può fare da nostro ambasciatore a Bruxelles ma aspetta una voce sola dalla Toscana (entrambi attesi il 6 aprile dalle 16.30 in poi); il presidente della Regione Enrico Rossi (conclusioni finali alle 17.30), l'assessore regionale all'agricoltura Marco Remaschi (che parlerà alle 15.15). E – a proposito di Remaschi – forse non è un caso che la due giorni si tenga a Lucca, sua terra natale. Quale occasione migliore dunque per mettere in mostra le bellezze artistiche e assaggiare le bontà enogastronomiche del territorio. Ma all'appuntamento del Real Collegio non sarà facile mettere d'accordo le tante anime dell'agricoltura regionale su cosa chiedere all'Europa.

Ieri alla presentazione della conferenza a Palazzo Strozzi Sacrati erano tutte chiamate a raccolta da Remaschi. C'erano le tre associazioni di categoria portatrici di interessi diversi: Coldiretti, Cia e Confagricoltura; c'erano Fedagri e Legacoop; c'era pure il sindacato Flai Cgil in rappresentanza dei lavoratori. Ma cosa ci dobbiamo aspettare per la nostra agricoltura nei prossimi dieci anni? Risponde Remaschi: «Le parole d'ordine sono qualità, innovazione e sviluppo sostenibile. Qualità: le aziende agricole devono puntare sulla qualità dei vini, dell'olio, delle carni, non sulla quantità. Innovazione: vanno rafforzate le reti di impresa, la cooperazione, le organizzazioni dei produttori perché piccoli produttori del bio e grandi produttori che esportano nel mondo non possono andare separati. E poi lo sviluppo sostenibile, che vuole dire tutela del paesaggio e rispetto dell'ambiente, due esigenze imprescindibili della nostra identità».

Ma le sfide che attendono la Toscana sono molto complicate. Intanto l'Unione europea non sembra considerarci granché. Pare procedere dritta verso la penalizzazione degli Stati e delle Regioni con poca terra coltivabile: un criterio di ripartizione delle risorse finanziarie dal 2020 in poi basato sulla Superficie agricola utile (Sau) che, se passasse, si trasformerebbe in un disastro per la Toscana e per l'Italia. Approfittare della presenza del commissario Hogan al Real Collegio per convincere Bruxelles della bontà dei nostri interessi sarà fondamentale. Ma, rimanendo sul presente, anche le risposte del pubblico alle richieste degli agricoltori non sembrano andare sempre a buon fine. «La Regione è brava a fare i bandi per aiutare i giovani agricoltori, per le imprese che investono, la trasformazione e la commercializzazione dei prodotti agricoli, poi però – una volta che questi bandi sono stati assegnati - non dà tempi certi di erogazione delle risorse», dice il direttore regionale di Coldiretti De Concilio. E il messaggio per l'assessore Remaschi è chiaro: ci vuole meno burocrazia per accedere ai soldi dei bandi.

Samuele Bartolini

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