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Lucca

Il padre della vittima «Ecco perché l’autista non ha patteggiato»

«L'avvocato di Palmieri anche oggi ha parlato del suo assistito come un uomo distrutto dopo aver provocato l'incidente in cui ha perso la vita mio figlio. Quello che posso dire è che non si è mai...

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«L'avvocato di Palmieri anche oggi ha parlato del suo assistito come un uomo distrutto dopo aver provocato l'incidente in cui ha perso la vita mio figlio. Quello che posso dire è che non si è mai presentato in aula e non ha inviato, in oltre 20 mesi da quel 3 agosto 2015, a me e ai miei familiari una lettera di scuse. Per me una forma di mancato rispetto verso mio figlio» . Roberto Pardini, come avvenuto sempre nelle prime udienze del processo a Cerbone Palmieri, ieri mattina era in aula. Ha ascoltato con attenzione le testimonianze dell'ex comandante della municipale Gatto e di Nicola Parenti. Il giovane che era a pochi centimetri da suo figlio quando quel camion lo travolse cambiando per sempre la sua vita. Alla fine del dibattimento il primo abbraccio è proprio per lui. «Nicola ha vissuto con i suoi occhi quel dramma - spiega Pardini -. Sulla dinamica non credo ci siano molti dubbi. Mio figlio viaggiava praticamente sulla riga destra di delimitazione della carreggiata e non è stato visto dall'autista, forse perché era distratto, non ci può essere altra spiegazione: non si può non vedere due ragazzi in bici su un “drizzone” di 500 metri alle 11 di mattina con cielo sereno e massima visibilità . Lui dice di non ricordarsi nulla, e il suo “mancato” patteggiamento è figlio soltanto di una volontà di non vedersi ritirare la patente che gli serve per lavorare» e che solo dopo 3 mesi dall'accaduto gli è stata restituita. «Simone e tutte i ciclisti vittime della strada non si meritano questo, ma questa è la legge italiana o forse questa è la non legge italiana».

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