Il dolore
«La mia esperienza per chi vive nel silenzio»
Con la sua tenacia torna a sentire: ora è tecnico audioprotesista
LUCCA. L'emozione di Agnese Frediani, quando, a soli 23 anni, parla dal palco dell'Aula dei gruppi Parlamentari alla Camera dei Deputati, è quella di chi sa di essere lì per fare qualcosa di grande: per i trecento invitati, ma anche per tutti i volti nuovi che mettono piede sul suo cammino. Non a caso, l'associazione Asi - Affrontiamo la sordità insieme - l'ha scelta come relatrice nella giornata mondiale dell'udito del 3 marzo scorso a Roma, per raccontare la sua esperienza personale e professionale.
La storia di Agnese, infatti, è quella di una giovane donna e di una combattente che ha saputo raccogliere il guanto di sfida gettato dal destino e ne ha fatto un progetto di vita.
«Quando mi hanno chiesto di partecipare al meeting nazionale Asi, lo hanno fatto perché conoscevano il mio vissuto particolare - racconta Agnese -. Parlare davanti a tutti è stata un'esperienza intensa: pensavo di riuscire a reggere il carico delle emozioni, di non fami toccare, ma poi non ce l'ho fatta. Da dietro quel leggio ho pianto lacrime di gioia, mi sono vista dall'esterno e mi sono detta "guarda quanta strada hai percorso e dove sei arrivata"».
Una strada, certo, né asfaltata né tutta dritta e in discesa. Il suo viaggio comincia, infatti, ancor prima di nascere, con il citomegalovirus contratto dalla mamma in gravidanza.
«Sono nata prematura con problemi di udito - spiega la ragazza -. Una diagnosi che ha portato i miei genitori a rivolgersi alla clinica universitaria di Pisa dove ho iniziato un lungo cammino di riabilitazione con il professor Stefano Berrettini e la dottoressa Francesca Forli».
In un primo momento, l'apparecchio acustico le ha dato una mano, fino a quando, a dieci anni, il silenzio ha cominciato a dilatarsi sempre più.
«E' stato allora che la mia famiglia ha deciso di intraprendere la strada dell'impianto cocleare con l'intervento il 30 giugno 2003. Circa un mese dopo, il 3 agosto, c'è stata l'attivazione: il giorno in cui la mia vita è cambiata, il giorno della mia rinascita».
È stato allora che, le sensazioni confuse provate fino a quel momento, Agnese ha deciso di lasciarsele alle spalle, imparando a fare tesoro di tutto ciò che la circondava.
«Non potevo sapere - prosegue - che sarei arrivata a parlare come oggi». La sua volontà di ferro, la caparbietà, la tenacia e la determinazione, l'hanno condotta lontano, attraverso un percorso di successi e di soddisfazioni.
«Merito - spiega - di tanta logopedia, dell'amore in famiglia e delle persone giuste che mi hanno spronata quando ce n'era bisogno», ma anche e soprattutto dello spirito da leonessa che ha sempre fatto parte di lei. All'inizio, riuscire a distinguere quei suoni semplici come il rumore di una macchina o la sirena di un'ambulanza, è stato qualcosa a cui dover fare l'abitudine.
Ma oggi, Agnese, a distanza di tredici anni da quell'intervento, non solo non presenta problemi di linguaggio o comprensione, ma è una giovane donna con una brillante carriera davanti. Arrivato il momento di scegliere la facoltà universitaria a cui iscriversi, infatti, Agnese ha leccato un paio di volte il suo indice per capire dove soffiava il vento fino a scoprire che, il suo futuro, faceva parte della sua rivincita.
Economia? Medicina? Niente affatto. «Ho studiato tecniche audioprotesiche, laureandomi sei mesi prima del tempo con la votazione di 110 su 110».
A fare da relatore alla sua tesi, proprio il professor Stefano Berrettini (rettore del corso di laurea), insieme alla dottoressa Francesca Forli come correlatrice: coloro che, sono stati per lei, non solo i maestri da cui apprendere in classe, ma anche le persone che hanno suggellato due momenti di svolta nella sua vita.
Dopo un corso di formazione di sette mesi, un anno fa Agnese è stata assunta a tempo indeterminato dall'azienda Audibel e adesso si divide fra Lucca e Pistoia, arricchendo le sue conoscenze anche attraverso un corso di counseling iniziato ad ottobre 2015.
«Ho deciso di fare di una difficoltà iniziale, la mia risorsa, il mio mestiere - sostiene -. Mettere la mia esperienza al servizio degli altri significa ragionare come la persona che entra in studio, cercare di capire cosa vuole e darglielo, come lo avrei voluto io, come lo vorrebbe lui. Vengo da un'esperienza diretta, anche se tanti clienti non ci credono e rimangono stupiti».
Una missione, la sua «ma anche un messaggio di speranza - aggiunge Agnese - quello che ho cercato di trasmettere durante l'incontro a Roma». Tenendo ben salda l'estremità della corda, ogni giorno, con il camice addosso, Agnese lancia la cima a chiunque le chieda un aiuto. La parola "silence" - silenzio in inglese - ha deciso però di tatuarla ben in vista sull'avambraccio: un simbolo permanente sulla sua pelle, fra passato e futuro.
«Il momento più bello della mia carriera è quello che vivo quando riesco a trovare la soluzione adatta alla persona che si presenta da me - sostiene Agnese -. Ci ho messo tanto, ma sono arrivata dove volevo essere. Il mio obiettivo resta comunque quello di crescere ancora, senza fermarmi mai».
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