Finanza
Marcucci: «Non ho salvato Minzolini»
Il senatore democratico risponde al segretario del circolo Lucca Sud Gianni Giannini
LUCCA. Il senatore Andrea Marcucci prende carta e penna e risponde al segretario del circolo Lucca Sud Gianni Giannini, che aveva criticato il comportamento del Pd sulal decadenza di Augusto Minzolini: «Caro Giannini, la prima cosa che vorrei chiarire è quella relativa al mio voto. Infatti mi sono astenuto (e per il regolamento del Senato ho quindi votato contro) su un ordine del giorno di Forza Italia che chiedeva di impedire la decadenza del senatore Minzolini. La prima cosa che sbagli è proprio la mia collocazione: non sono tra i senatori che hanno votato per “salvare” Minzolini, ma esattamente l'opposto. Ho spiegato in tempo reale anche i motivi che mi hanno portato a tale voto, in due interviste sul Corriere della Sera e sul Tirreno. Ho infatti giudicato il caso specifico di Augusto Minzolini come impone la Carta, non ho sciolto i dubbi legati alla sua vicenda giudiziaria e per senso di responsabilità verso i colleghi che in Giunta per le immunità si erano espressi a favore della decadenza del senatore, ho comunque seguito la loro decisione».
Altri colleghi, «che come te - dice Marcucci - sono schierati al congresso del Pd con il ministro Orlando, hanno preso una decisione oppostavotando contro la decadenza: tra loro la giornalista anticamorra Rosaria Capacchione, il sociologo Manconi, Massimo Muchetti e molti altri. Tieni presente che sono usciti dall'aula, favorendo quindi Minzolini, ben 4 senatori su 14 di Mdp, e tra loro Miguel Gotor. E allora perchè scrivi una lettera proprio a me? Peraltro tutti i parlamentari, seguendo una delle più antiche regole della democrazia parlamentare, votano “secondo coscienza”. Cosa ti meraviglia caro Giannini? Non voglio comunque sottrarmi ad un confronto sulla legge Severino. Una legge che va comunque interpretata secondo quanto dispone la Costituzione ed in modo particolare l'articolo 66 (ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause di sopraggiunta incompatibilità) come ha scritto il professor Ceccanti. Sulle questioni relative alla rappresentanza, ciascun parlamentare, da giudice, ha il diritto- dovere di farsi una opinione e di votare coerentemente. Questo spiega anche le diversità tra il caso di Silvio Berlusconi e quello che discutiamo oggi. (a suo tempo votai per la decadenza del leader di Forza Italia). Sono tanti i costituzionalisti che in questi giorni hanno chiarito che non c'è alcun automatismo tra le sentenze dei giudici ed il voto del Parlamento, che non può mai essere un passacarte.Consapevole di tutti questi argomenti, ho però scelto di non contraddire il voto unanime che i colleghi dem nella Giunta avevano dato a favore della decadenza dell'ex direttore del Tg1».
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