Il Tirreno

Lucca

Il film muto con le note del Boccherini

di Paola Taddeucci
Il film muto con le note del Boccherini

La colonna sonora per l’opera del ’34 del giapponese Ozu è dei maestri Mazzoli e Pietramala. Debutterà al Lucca Film Festival

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Sembrerà di tornare indietro di quasi un secolo, quando nei cinema c'era la musica ad accompagnare le immagini sullo schermo. Era il tempo dei film muti, molti dei quali capaci di regalare grandi emozioni ancora oggi. Uno di questi viene dall'altra parte del mondo ed è firmato da un maestro dell'epoca: il giapponese Yasujiro Ozu, pioniere del realismo, del quale moltissime opere andarono distrutte nella seconda guerra mondiale. Non “A Story of Floating Weeds”, datato 1934, che il pubblico lucchese potrà vedere domenica 2 aprile, nell'ambito del Lucca Film Festival, con l'accompagnamento musicale dell'Orchestra dell'Istituto Boccherini.

Autori di questa “colonna sonora” molto speciale sono i maestri Fulvio Pietramala e GianPaolo Mazzoli, entrambi docenti nell'istituto di cui Mazzoli è stato anche direttore, seguito poi da Fabrizio Papi. Che abbiano realizzato una composizione speciale ne hanno avuto prova all'anteprima al Maxxi di Roma (Museo nazionale delle arti del XX secolo) il 25 febbraio scorso. «È stato bellissimo – dice Pietramala, in sala a gustarsi lo spettacolo -, i musicisti dell'Orchestra hanno fatto un'ottima esecuzione e il pubblico è rimasto entusiasta. Speriamo che l'accoglienza a Lucca, il 2 aprile, sia altrettanto calorosa». Ma cosa ha di speciale questa composizione? «Intanto – spiega Pietramala – non è solo composizione, ma anche arrangiamento orchestrale. A differenza delle colonne sonore per i film, in questo caso la musica non s'interrompe mai per circa ottanta minuti, quindi doveva essere pensata per l'esecuzione dal vivo, in sincronia con le immagini sullo schermo. Non è stato facile, tanto più che abbiamo avuto poco meno di tre mesi per prepararla. Ma alla fine è stato un piacere cimentarsi in questa sfida». La sincronia da rispettare tra partitura e film ha contagiato il metodo di Mazzoli e Pietramala. Che hanno diviso il lavoro a metà, elaborando ciascuno quaranta minuti della composizione, seguendo però uno schema comune. «Ne è scaturita una musica che rimanda all'Oriente – sottolinea Pietramala -, ma non estranea alla nostra cultura». In particolare gli echi del Giappone si sentono in alcune melodie dove gli autori hanno riproposto le scale pentatoniche tipiche della musica orientale, facendo utilizzare poi, durante l'esecuzione, strumenti tradizionali come il taiko, il koto e lo shakuhachi - tamburo, cetra e flauto giapponesi - oltre al vibrafono. L'effetto è di una musica sospesa, poetica e struggente, come lo è – secondo Pietramala - il film. Da provare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa