Il Tirreno

Lucca

Il Comune interpella Anac bando o vecchia graduatoria

di Gianni Parrini
Il Comune interpella Anac bando o vecchia graduatoria

La cooperativa appaltatrice ha chiesto il concordato per ristrutturare i debiti Ma Palazzo Orsetti non esclude la possibilità di procedere alla messa in mora

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LUCCA. Rebus Manifattura, dopo la richiesta di concordato avanzata dall’appaltatrice Unieco, il Comune studia le opzioni per riprendere al più presto i lavori: si valuta la possibilità di mettere in mora la cooperativa.

Giorni intensi a palazzo Orsetti, dove si discute del futuro dell’ex fabbrica di tabacco. I lavori per il recupero del monumentale complesso sono fermi ormai da giorni. Come rivelato dal Tirreno la cooperativa Unieco, capofila dell’Ati che nel 2012 si è aggiudicata l’appalto milionario, il 10 gennaio ha depositato al tribunale fallimentare di Reggio Emilia una richiesta per accedere al concordato in “bianco”. Una procedura che consente la ristrutturazione del debito e persegue la continuità dell’attività. La situazione non è delle più semplici: si parla di un indebitamento che si aggira sui 300 milioni. Il tribunale di Reggio Emilia ha concesso a Unieco 120 giorni per redigere la proposta concordataria, ma nell’attesa che la procedura si esaurisca la cooperativa ha presentato un piano di esuberi “lacrime e sangue”: a casa 170 lavoratori su 340. Una situazione che ha bloccato i lavori alla ex Manifattura.

Il Comune di Lucca ha saputo quello che stava accadendo da una lettera del geometra Giovanni Vascelli datata 16 febbraio. Nella missiva il rappresentante di Unieco spiega all’amministrazione che la richiesta di concordato in bianco e di ristrutturazione del debito non comporta la perdita dei requisiti generali che hanno portato all’assegnazione della commessa. E in conclusione ribadisce che in ogni caso la cooperativa si impegna a procedere nell’esecuzione dell’appalto “a regola d’arte e nelle tempistiche stabilite”. Parole al vento, visto che pochi giorni dopo i cantieri si sono svuotati. Ora anche le altre aziende dell’associazione temporanea d’impresa vincitrice della gara (Bianchi, Rama, Martinelli impianti) sono in attesa di sapere cosa accadrà: nei prossimi giorni i rappresentanti delle tre ditte lucchesi incontreranno il sindaco Tambellni per un chiarimento.

Il problema è che il Comune al momento non è in grado di dare risposte: gli uffici sono al lavoro per cercare una via d’uscita che non comporti eccessive perdite di tempo (la fine dei lavori “era” prevista per metà 2018). I legali di palazzo Orsetti stanno studiando il codice degli appalti per vedere quali sono le procedure da seguire in casi di questo tipo. Per non fare passi falsi l’amministrazione ha ritenuto opportuno chiedere anche un parere ad Anac. Ma per avere una risposta dall’autorità anticorruzione ci vorranno settimane.

Le ipotesi più plausibili sono presto dette: o si riprende la vecchia graduatoria o si procede a stilare un nuovo bando di gara. Difficile dire quale sia più ragionevole e soprattutto più celere. I lavori erano stati assegnati alla fine del 2012 e anche allora non fu cosa semplice. Dopo gli annullamenti dei primi due affidamenti (a fine 2011 e a luglio 2012), l’appalto (da 11 milioni di euro, soldi del progetto Piuss) era stato provvisoriamente assegnato alla CoGe di Parma, terza classificata in graduatoria. Questo, almeno fino al dicembre 2012, quando il Comune revocò anche questo affidamento, consegnando progettazione e lavori all’Ati quarta classificata, composta da Unieco (capofila) insieme a Martinelli impianti, Rama e Michele Bianchi & C. Il motivo? In sede di verifica dei requisiti, la CoGe aveva scoperto che uno dei progettisti incaricati era incappato, in passato, in alcune irregolarità fiscali. A termine di codice degli appalti, abbastanza per escludere l’azienda dalla gara. Coge aveva fatto ricorso al tribunale amministrativo, con l’unico risultato di rallentare il via ai lavori. Un problema di tempistiche che rischiò di far saltare il finanziamento. La Regione dovette trasferire al Comune i fondi che dovevano arrivare dall’Unione europea. Per poter beneficiare di questi ultimi, infatti, il Comune avrebbe dovuto completare l’intervento entro il 2013. Termine impossibile da rispettare, vista la sequela di ricorsi relativi all’assegnazione dell’appalto. Per capire cosa succederà non resta che aspettare. E intanto il tempo scorre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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