Sicurezza
I pericoli della rete Gli studenti a lezione dalla polizia postale
I consigli: «Profili privati e niente amicizie agli sconosciuti» Ma non tutti i ragazzi – a caccia di follower – sono d’accordo
LUCCA. Generazioni connesse, generazioni da educare e proteggere. La campagna "Una vita da social" ieri ha fatto tappa anche in piazza Napoleone, con il grande camion itinerante attrezzato per informare i più giovani sulle trappole del web e sull'importanza della privacy. Un progetto giunto alla quarta edizione, che fa parte delle iniziative di sensibilizzazione e prevenzione dei rischi della rete per i minori, e realizzato dalla Polizia Postale in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca e con il Patrocinio dell'Autorità Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza.
«Quella a Lucca è la penultima fermata in Toscana – ha spiegato il commissario capo Francesco Verduci del compartimento Polizia Postale di Firenze – all'interno di una campagna nazionale che tocca tutte le Regioni. L'obiettivo è sensibilizzare i ragazzi al corretto uso del web, insegnando loro a usufruire delle potenzialità che la rete e i social offrono, ma con responsabilità e attenzione».
Quando un contenuto viene pubblicato su internet, infatti, in un attimo può diventare virale, rendendo quasi impossibile bloccarne la diffusione. È partita da qui la lezione tenuta dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni ai giovani allievi delle scuole medie lucchesi che, nell'arco della mattinata, si sono dati il cambio a bordo del grande camion bianco e azzurro di "Una vita da social". Un autoarticolato che porta con sé la metafora del "viaggio nella rete", ma con le cinture allacciate. Dalle 9 alle 12 sono stati oltre duecento i ragazzi che hanno potuto incontrare gli agenti, apprendendo, proprio dalle parole di chi ogni giorno vigila e raccoglie denunce, quali sono i pericoli e i reati che il web nasconde, e cosa fare contro il cyberbullismo. Testimonianze di vittime, ma anche storie di chi è riuscito a salvarsi; slide; consigli e trailer di film: i metodi usati per comunicare con i nativi digitali sono stati diversi.
«Quello che vi può sembrare uno scherzo, in realtà può costituire un reato – è stato sottolineato – dall'altra parte dello schermo, può nascondersi chiunque. Impostate sempre i profili privati e non accettate sui social network l'amicizia di chi non conoscete».
Un monito che è sembrato sempre più necessario quando un ragazzo di una terza media ha commentato sottovoce «Ma così ho più followers! Va di moda». La caccia ai "seguaci" virtuali, infatti, colpisce tutte le età, con il rischio di adescamento o violenza. «In una settimana su Instagram ho ottenuto oltre cento contatti –aggiunge un compagno – alcuni di loro non li ho mai visti». «Per passare il tempo, chatto spesso su un social – dice poi un amico della stessa classe – attraverso una parola chiave puoi trovarti a parlare con chiunque. A volte l'interlocutore è oscurato in viso, altre no. La prima cosa che di solito chiedono è "Quanti anni hai?". Quando è capitato che mi domandassero anche dove abitassi, ho staccato».
Racconti di ordinaria "vita connessa" che fanno capire quanto le campagne di prevenzione si rendano sempre più necessarie. «Il bullismo è una violazione dei diritti umani - hanno concluso dalla Polizia – denunciate, sia che siate vittime sia spettatori. Potete farlo anche attraverso le nostre pagine Fb "Agente Lisa" e "Una vita da social"».
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