Il Tirreno

Lucca

Vigile sospeso per 45 giorni faceva il messo notificatore

di Gianni Parrini
Vigile sospeso per 45 giorni faceva il messo notificatore

L’agente della municipale accusato di svolgere il doppio lavoro senza permesso e nei giorni in cui risultava in malattia. Lui si difende e parla di ritorsioni

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LUCCA. Agente della polizia municipale sospeso per 45 giorni e denunciato in procura: secondo il Comune svolgeva un secondo lavoro senza autorizzazione e per di più in periodi in cui figurava in malattia. Il diretto interessato nega e parla di ritorsioni nei suoi confronti.

Venti di bufera soffiano sul comando di piazzale San Donato, attraversato da una serie di lotte intestine che sembrano non avere fine. Dopo le indagini legate al comandante Stefano Carmignani, stavolta alla ribalta delle cronache sale Giordano Boni, l’agente della polizia municipale che dal 27 febbraio è sospeso dall’attività. Il provvedimento disciplinare è firmato dal dirigente del personale Lino Paoli ed è motivato da quelle che il Comune ritiene essere delle palesi violazioni delle normative. In pratica, secondo l’ufficio del personale, l’agente avrebbe esercitato un secondo lavoro (il messo notificatore per Equitalia) nonostante gli fosse scaduta l’autorizzazione che aveva chiesto al Comune. I dipendenti pubblici, infatti, possono svolgere un doppio lavoro solo dopo aver ottenuto il placet dalla loro amministrazione di riferimento. In effetti per molti anni, fuori dall’orario di servizio, Boni ha consegnato le cartelle esattoriali di Equitalia senza alcun problema. Ovviamente con l’autorizzazione del Comune. Ma a partire dal 1° gennaio 2016 questa possibilità gli è stata negata.

Poi, nell’estate del 2016, il Comune gli ha concesso una nuova autorizzazione, ma temporanea: tre mesi per riprendere il doppio lavoro, da agosto a fine ottobre. Poi stop. Ma secondo l’ufficio del personale il vigile avrebbe continuato a svolgere la doppia attività anche dopo la scadenza. Da qui la sospensione.

Non solo. Le presunte irregolarità rilevate dal Comune potrebbero avere dei risvolti in ambito giudiziario: sembra che la procura sia stata informata. Secondo quanto sostiene l’ufficio personale, ma non ci sono conferme ufficiali, Boni avrebbe svolto l’attività di messo notificatore anche nei giorni in cui figurava in servizio o risultava assente dal lavoro per malattia. Al momento l’agente si trova nella sua casa di Sarzana: non ha ricevuto atti dalla procura, ma si dice pronto a difendersi nelle sedi opportune da accuse che ritiene infondate e figlie di ritorsioni. I suoi legali, Cinzia Barbetti e Massimo Martinelli, stanno già studiando le carte.

Certo è che la vicenda è figlia del clima avvelenato che si respira alla municipale, già scossa dalle indagini sul comandante Carmignani, partite (è bene ricordarlo) dagli esposti di alcuni agenti. Il primo procedimento nei confronti del capo dei vigili è relativo all’accusa di peculato d’uso: secondo la procura il comandante aveva utilizzato l’auto civetta dal periodo che va da settembre a fine ottobre 2015, fuori dall’orario di servizio e per motivi extra lavoro. Per questo procedimento è stato ammesso alla “messa alla prova”, un istituto che estingue il reato e prevede delle attività riparatorie in favore della parte offesa. Per sei ore alla settimana e per un periodo di due mesi e mezzo Carmignani presterà servizio presso la Misericordia di Lucca: attività che ha iniziato in questi giorni. Assieme ad altre quattro persone il comandante è al centro di un altro filone d’inchiesta. Qui le ipotesi accusatorie, formulate a vario titolo, vanno dall’abuso d’ufficio all’omissione d’atti d’ufficio, dal falso a prevaricazioni legate a «demansionamenti» di agenti. Per ora il Comune non ha preso provvedimenti nei confronti del comandante.

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