Il Tirreno

Lucca

«Finalmente sono Ethan e sono sereno»

di BARBARA ANTONI

Il racconto della transizione da donna a uomo Il tribunale ha dato l’ok al cambio di nome

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di BARBARA ANTONI

Chiacchieriamo a un tavolino in piazza San Giusto, è tarda mattinata e l'aria sa di primavera. Fra la chiesa e via Cenami c'è uno spaccato di cielo azzurro che arriva come un colpo allo stomaco, tanta è la bellezza. Un cappuccino lui, un succo di pompelmo io. Lui sorride; giacca sale e pepe, camicia indaco e cravatta in tinta. Gli occhiali da vista tipo Rayban: montatura nera col verde acceso che riflette dal retro della celluloide della montatura. Intorno ha un alone di ottimo profumo maschile: tabacco e bergamotto le note prevalenti.

Lui è . Ethan Ricci, 53 anni giusto domani. Una persona conosciuta in città, che si occupa di arte e la produce: soprattutto fotografia, pittura, scrittura. Ha un blog, è una delle anime del gruppo dei Custodi della città per gli stati generali della cultura, una schiera di circa ottocento persone che si battono per il rispetto e la valorizzazione dei beni culturali lucchesi. Ethan è un nome biblico: significa fiume che scorre perennemente. Ethan è il nome che si è scelto quando si chiamava Cinzia, il nome che gli avevano imposto i suoi genitori alla nascita.

Tra sessanta giorni sarà Ethan anche per l'anagrafe: il presidente del tribunale di Lucca, in data 6 marzo, ha accolto «la domanda e, per l'effetto, ordina all'Ufficiale di Stato Civile del Comune di Lucca la rettificazione dell'attribuzione di sesso a Ricci Cinzia, nata a Lucca, il 10 marzo 1964, da femminile a maschile; ordina, altresì, la variazione del prenome anagrafico da Cinzia a Ethan». C'è di più: sempre il tribunale di Lucca «autorizza il richiesto intervento medico chirurgico di adeguamento dei caratteri sessuali da femminili a maschili».

Silenzio. Respiro profondo.

Ethan da un anno ha avviato il processo di transizione, il cambiamento di genere da femminile a maschile. È nato e vive a Lucca, dove la tradizione cattolica è forte, ma non si è mai nascosto: al contrario ha documentato passo dopo passo il suo cammino attraverso il suo profilo Facebook.

Sono mille le domande che vorresti fare a uno come Ethan. Nell'immaginario la gente potrebbe pensare a una persona in transizione come a qualcuno che vive combattendo con ansie, che sta male con se stesso. L'opposto: Ethan è tranquillo, finalmente sereno.

«Quando ho preso la decisione il mondo si è aperto, ho cominciato a vedere davanti a me. Non avevo capito che potevo farlo - racconta -. C'è voluto un anno: pensavo di essere troppo vecchio per un passo del genere, avevo un sacco di incertezze. Quando ho capito ciò che volevo sono impazzito di contentezza».

Prima di arrivare a questo punto «stavo male, senza rendermi conto perché. Ero pronto a chiudere (fa il gesto della mano che chiude a chiave una porta, mentre parla, ndr), se non fosse stato per la mia compagna, che un giorno vedendomi stare così male mi ha detto “tu che sei tanto intelligente, non hai capito che forse sei pronto per la transizione?". Aveva ragione: ho vissuto in questa disforia senza rendermi conto. Del resto, sono sempre stato un uomo, dentro. Ero una bambina ma ero un maschio, mi consideravo un maschio a tutti gli effetti. Giocavo come un maschio: a Natale chiedevo il fortino, mi dividevo fra indiani e cow-boy. Non venivo capito, accettato per la mia differenza: è finita che a diciassette anni ero fuori di casa».

Ethan si è sempre occupato di diritti, di omosessualità. Ma «fare la transizione su te stesso è ancora qualcosa di diverso - continua a raccontare -. All'inizio devi fare una serie di sedute con psicologi i quali devono capire se realmente dentro di te c'è la volontà di fare la transizione, se sei pronto oppure se sei semplicemente matto. Ho fatto mesi di questi incontri, poi ho ricevuto la certificazione per cominciare la cura ormonale».

Prima si è rivolto al reparto specialistico di Cisanello, poi è passato a quello di Careggi, dove è seguito tuttora. «Secondo il protocollo della sanità Toscana, i primi sei mesi le cure ormonali sono a dosaggio basso, sembrano quasi inutili. Anche se non è così, i risultati si vedono strada facendo - spiega -. È circa un anno che sto facendo le cure: dai dosaggi ridotti sono passato a quelli più alti, adesso dovrò un po' rallentarle, dobbiamo cambiare delle cose. E mi metterò in lista per l'intervento: potrebbero volerci pochi mesi come due anni, dipenderà dalla lista di attesa».

Saranno due interventi, racconta sempre Ethan, «quelli basici, a partire dall'isterectomia. Ci saranno momenti duri, lo so già. Dopo gli interventi dovrò stare fermo per mesi, le ferite faranno male per un po'. In tutto ci vorranno circa due anni. Non nascondo che un po' di paura c'è. Ma la decisione di cambiare sesso mi ha trasportato in una dimensione personale bellissima, un'altra vita. È cambiato il punto di vista mio e del mondo nei miei confronti, è cambiato l'atteggiamento di uomini e donne nei miei confronti: sarà una scoperta tutto quello che mi aspetta, sarà un passaggio importante anche per la mia compagna. Essere nei panni dell'altro genere mi fa vedere con occhi diversi le dinamiche dei comportamenti: da uomo adesso, mi rendo conto ad esempio come tra uomini ci sia una fisicità che non conoscevo e alla quale non sono abituato. E così le donne: adesso mi accorgo della differenza di atteggiamenti di donne con donne e di donne verso uomini. Io osservo, rifletto: penso che sia la cultura a creare l'identità di genere».

E poi c'è un progetto, per quando Ethan avrà completato la transizione. Un progetto come partire, cambiare paese. «Come pensiero mi identifico in quello dei paesi del Nord Europa - sottolinea -, ma adesso sto pensando alla Spagna, un paese più vicino a noi, che può offrire la possibilità di vivere in modo più rilassato. Dopo tanti anni di sofferenza e solitudine, anche, voglio starmene comodo. E fare l'artista».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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