Attenzione
Volontarie dopo il calvario della malattia
Le storie di Patrizia e Alessandra che hanno vissuto l’esperienza del cancro
LUCCA. La salute e i diritti. Sono le due battaglie che le donne conducono di pari passo, con pari impegno. Che le vedono sempre in prima fila, mai stanche, mai arrese. In questi giorni, alla vigilia dell’8 marzo, le storie e le testimonianze di impegno si sentono ancora più forti, incisive.
Come quelle di Patrizia Pulvirenti e Alessandra Giannetti, due donne il cui comune denominatore è il cammino attraverso una malattia che si chiama cancro al seno. Una roba che fa paura, che al solo sentirne parlare ti terrorizza. Loro due, come tante altre, hanno vissuto quel terrore, che ricordano bene, ma sono riuscite a guarire: grazie ai medici che le hanno curate e supportate anche dal punto di vista psicologico e grazie anche alla loro volontà. Il loro primo grazie va alla Breast Unit del San Luca, il reparto dell’ospedale di Lucca che segue le donne ammalate di cancro al seno e al suo staff; il secondo va a se stesse, alle amiche con cui hanno condiviso le paure: ed è stata anche questa pura terapia.
Patrizia Pulvirenti è di Lucca; ha 54 anni. È una bella donna, mamma di un ragazzo di 24 che ha ancora molto bisogno di lei. Fa l’impiegata: dopo l’esperienza del cancro è diventata un’operatrice volontaria che supporta la breast unit . «Mi ammalai nel 2010 - racconta -. Ho affrontato due interventi chirurgici, sono passata attraverso la radio, la chemio, la terapia ormonale: il “pacchetto” me lo sono fatto per intero. Quando seppi di essere ammalata pensai che sarei morta: più che per me avevo paura per chi avrei lasciato, per mio figlio soprattutto. Anche dopo aver superato tutte queste fasi ci sono stati anni di angoscia per la paura di riammalarsi».
Patrizia è salita alla ribalta delle cronache per aver creato la pagina Facebook “Eleonora Brigliadori disinformazione criminale”. Un’iniziativa che risale al 2016: «Non potevo accettare di sentir dire come fa la Brigliadori che si può guarire dal cancro senza curarsi. Equivale a fare del male alle persone, non potevo tollerarlo».
Durante la malattia, racconta ancora Patrizia, «partecipavo a gruppi con altre donne: con altre venti ne abbiamo creato uno nostro, siamo diventate amiche. Scherzando ci siamo chiamate le “tumorate”. Una volta l’anno ci vediamo in un agriturismo a Lucca. Siamo state fortunate a salvarci. Della malattia sono riuscita a parlare anche con ironia, ottimismo. Mi adopero per parlare alle donne, per indurle a controllarsi, a cogliere le opportunità che la diagnosi precoce può offrire».
Alessandra Giannetti, 53 anni, è di Fornaci di Barga. Ha due figli più che ventenni, adesso fa la casalinga. «Tre anni fa ha scoperto il cancro attraverso lo screening a cui ti invita direttamente l’Asl quando compi cinquant’anni. Ho fatto i primi accertamenti all’ospedale di Lucca e mi sono fermata lì: mi sono sentita molto bene accolta. Mi sentivo smarrita e sono stata presa per mano: mi ha aiutato a ritrovarmi».
«Sapere che hai il cancro - racconta Alessandra - ti cambia la vita. Vivi i momenti dell’intervento, delle cure e pensi a quello che ti può ancora succedere. Oggi posso dire - continua - che il cancro ha capovolto l’ordine delle priorità nella mia vita. Adesso ho interessi diversi: trovo il tempo per piccole cose che prima sempre tralasciavo. Continuo a fare i controlli e anche i corsi di rilassamento proposti dal reparto che mi ha curata. Oggi ti mettono a disposizione anche un’estetista per parlare: è molto importante per una donna che vede il suo corpo cambiare a causa della malattia. La mia testimonianza vorrei che servisse ad altre donne che scoprono di avere il cancro».
Nei prossimi giorni a Lucca si parlerà di cancro al seno: dal 9 al 12 marzo il centro Agorà ospiterà la mostra “Effetto T”, opere di arte digitale di Eleonora Vanni. Il giorno 11 alle ore 17, con lo stesso titolo, sempre all’Agorà si svolgerà un seminario aperto a tutti.
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