Il Tirreno

Lucca

La pelle torna in città sabato apre Benheart nel cuore delle Mura

di Alessandro Bientinesi
La pelle torna in città sabato apre Benheart nel cuore delle Mura

Due giovani imprenditori fiorentini puntano su Lucca dopo il lancio della loro linea di capi personalizzati nel mondo

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LUCCA. Ci sono storie che sono un dono per l'umanità. In tempi di odio, conflitto e divisioni sfondano il muro dell'ignoranza e illuminano per la sua bellezza. Quella di Hicham Ben'Mbarek, per tutti Ben, e Matteo Masini è una di quelle. Una storia di integrazione, di riscatto sociale, di amicizia e di passione per un lavoro artigianale che rischia di andare perso. Una storia che da Fez, in Marocco, passa per Firenze, fino ad allargarsi a tutto il mondo, dagli Stati Uniti al Giappone. Per tornare in Toscana, più esattamente a Lucca.

Tutto inizia in una terrazza dell'ospedale Torregalli di Firenze. Su quella terrazza ci sono, è il 2011, Ben e Matteo. Amici da una vita. Ben è nato a Fez, in Marocco. Città imperiale regina della pelle dove ancora oggi uomini seminudi pestano per ore sotto il sole le pelli in enormi vasche colorate. Sale su una barca e attraversa il mare per arrivare in Italia a caccia di una vita migliore. Prima a Forte dei Marmi, dove il nonno faceva il vù cumprà, poi a Firenze. Dove inizia a giocare a calcio, infilando anche qualche tunnel ad un certo Andrea Barzagli.

A dieci anni conosce Matteo, fiorentino doc che dopo aver iniziato un percorso come odontoiatra abbandonerà quella strada proprio su quella terrazza dell’ospedale Torregalli di Firenze. Ben ci è finito perché il suo cuore si è quasi spezzato in due: mentre era in campo con il Ponte a Greve, durante un allenamento, cade in ginocchio. Ha sette attacchi di cuore in mezz’ora, resta sospeso, a trent’anni, tra la vita e la morte. Con lui c’è sempre Matteo. In quel rettangolo verde e poi in ospedale, dove Ben è in attesa del trapianto di cuore. Sette lunghi mesi.

«In uno dei momenti più difficili mi ritrovai a parlare con Matteo - racconta Ben -. Gli dissi che se fossi sopravvissuto al trapianto di cuore io e lui avremmo fatto qualcosa insieme. Non importava cosa, ma era una promessa che volevo mantenere».

I due amici si abbracciano, si scattano un selfie prima che il giovane marocchino entri in sala operatoria. «Quella partita io e Matteo la vincemmo ancora prima di giocarla - racconta Ben -. Una splendida mamma disse di sì affinché il cuore di suo figlio potesse vivere ancora dentro il mio petto. Una mamma che mi ha dato il cuore di suo figlio senza chiedersi minimamente chi fossi e di che colore fosse la mia pelle». Ben, musulmano, riceve un cuore di un cristiano. E da quel cuore riparte la sua vita e un’attività imprenditoriale che nasce dalla promessa fatta al suo amico italiano.

«Il 31 dicembre 2011 ho chiamato Matteo e gli ho detto di prepararsi che il giorno dopo sarebbe iniziata la nostra attività imprenditoriale - racconta Ben -. Non sapevo esattamente quale, non mi importava. Ma ero tornato alla vita e volevo rispettare quella promessa».

A Firenze si respira la tradizione artigiana, anche se il settore è in crisi da tempo. Ben e Matteo, però, conoscono bene l’odore della pelle. Il giovane marocchino è un creativo, stilista e vulcano di idee. L’amico fiorentino è il braccio operativo. La diga che argina quel fiume in piena e sa dirottare le acque impetuose in mille progetti. E quella promessa, fatta nella terrazza dell’ospedale Torregalli, diventa un brand: Benheart. «Un gioco di parole misto tra inglese e marocchino che significa “figlio del cuore”, non poteva essere altrimenti - spiega Ben -. Abbiamo iniziato con 15.000 euro di una banca e altrettanto da un'altra, garantiti da amici e anche dal presidente del Ponte a Greve calcio. Tutti hanno sostenuto la mia passione per l'artigianalità, l'odore della pelle e degli arnesi che la lavorano». La personalizzazione il loro punto forte: dopo cinque anni Benheart ha negozi a Firenze, Roma, Milano, Verona, Tokyo e da sabato prossimo anche a Lucca. Ha 14 dipendenti e con l’indotto dà lavoro ad altre 60 famiglie.

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