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Lucca

Il Vangelo? Anche Facebook può aiutare a diffonderlo

di Barbara Antoni
 Il Vangelo? Anche Facebook può aiutare a diffonderlo

Don Nando Ottaviani usa molto le dirette live anche per parlare di eutanasia e unioni civili

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LUCCA. Segni particolari: suona la chitarra, ama la musica, anche leggera: a Sanremo 2017 tifava Fiorella Mannoia. Calcisticamente invece tifa Juventus. Ha migliaia di amici ma da un’amica non si separa mai: la cagnolina Star, un volpino. È un comunicatore 2.0, usa quotidianamente i social: da qui porta conforto, discute di temi attuali e anche molto pruriginosi. Su Facebook è seguito da poco meno di tremila persone; le sue dirette live, a volte anche in notturna, sono più gettonate dei talk show televisivi. A proposito, è un prete. Ma un prete “rock”.

Si chiama Nando Ottaviani, 51 anni il prossimo 24 marzo. Nativo di Roma, vive in Lucchesia dal 1994: prima come parroco di Pieve San Paolo poi, dal 2000, di Coreglia. E la Toscana gli “garba” molto. Don Nando è un uomo di fede i cui occhi guardano il mondo e le persone a trecentosessanta gradi, che non seleziona e non giudica. Ascolta tutti e rispetta ogni essere umano, anche quelli che non vivono precisamente secondo i principi della Chiesa cattolica. E usa Facebook, moltissimo, anche in modo giocoso, ma mai a caso. Nell’ultima diretta, il 27 febbraio, ha parlato della scelta di Dj Fabo di porre fine alla sua vita dopo anni di sofferenze, a seguito di un incidente che lo aveva reso cieco e tetraplegico. Don Nando ha invocato il rispetto per la sua scelta e per il dolore della famiglia.

Lei, don Nando, ha assunto una posizione coraggiosa sull’eutanasia. Non propriamente vicina a quello che dice la Chiesa.

«Capisco la legge di Dio ma capisco anche l’uomo e le sue debolezze. Se Dj Fabo non ce la faceva più a vivere e nella piena libertà ha deciso così perché lo devo rinnegare? L’amore di Dio è più grande della Chiesa. La legge di Dio più grande è quella dell’amore. Infatti ho criticato uno come Mario Adinolfi per aver detto che Hitler i disabili li gassava gratis. Ma come si permette. È come quando uno si suicida: chi lo sa cosa gli è passato per la testa? Ho celebrato funerali di due persone che si erano tolte la vita: quello che potevo fare era riaffidarle a Dio e così ho fatto. Invece oggi sono tutti pronti a pontificare, tutti scienziati e tuttologi della vita, come dice “quello lì” nella canzone (Francesco Gabbani, vincitore di Sanremo, ndr). Invece bisogna creare catene di solidarietà, ascoltare».

Anche sulle unioni civili è intervenuto, sempre attraverso Facebook, distanziandosi dal pensiero cattolico comune.

«Io rispetto le indicazioni della Chiesa cattolica, che non mi toglie questo senso di attenzione al desiderio delle persone. Se una persona ha scelto di amarne una del suo stesso sesso io che devo fare? Non siamo ai tempi dell’Inquisizione. Oggi la Chiesa sta affrontando questi temi».

Ormai lei è una celebrità sui social. Ma quando ha cominciato a usarli con tanta frequenza?

«È accaduto per caso, con semplicità. Mi ricordo che c’era in quel periodo la catena di quelli che si facevano vedere mentre si rovesciavano in testa un secchio di acqua ghiacciata (Ice Bucket Challenge, campagna lanciata nell’estate 2014 negli Stati Uniti per sensibilizzare sulla Sla e incentivare la ricerca, ndr). Io appoggiai quella campagna e mi gettai l’acqua in testa. Mi feci vedere su Facebook: il video fu molto seguito».

E le dirette invece?

«Queste le ho scoperte più di recente. Poco più di un mese fa sono andato a celebrare un battesimo in una chiesa in un paesino sperduto, in montagna. Ero con la mia cagnolina Star. L’ho chiamata così perché quando l’ho presa tutti non facevano che guardare lei: una vera star, appunto. Prima del battesimo documentai la mia passeggiata verso quei luoghi in diretta Facebook: raccontavo la storia di quella chiesa, il percorso per arrivarci, la natura: non credevo che mi potessero seguire in così tante persone. Lo sa, c’è gente che mi segue anche da Londra. Oramai li considero tutti amici».

Alla vigilia della finale di Sanremo ha fatto una diretta invitando a votare la canzone di Fiorella Mannoia.

«I social servono anche per giocare un po’. Quella canzone secondo me andava sostenuta. Dice cose belle della vita, che “sia benedetta”. Poi però non ha vinto».

Anche lei è un musicista, in foto su Fb la vediamo spesso con la chitarra.

«Mi diletto a suonare da quando ero giovane, in seminario. Ma che vuole, me la canto e me la suono: la musica aiuta a rimanere giovani, a sorridere alla vita, a divertirsi».

Torniamo ai social. Da qualche settimana ha abituato i suoi fedeli anche al Vangelo via Facebook.

«È stato un esperimento, poi ho visto che viene seguito. La domenica mattina io celebro tre messe: alle 9.30, alle 10.15 e alle 11.15. Prima di cominciare, verso le 8.05 faccio una diretta Facebook di due-tre minuti spiegando il Vangelo che leggerò alle funzioni religiose di quella mattina. La gente mi segue, mi ringrazia anche. Mi segue anche chi non viene mai a messa. E questo è bello: per principio io parlo sempre con tutti».

Ha mai pensato di poter essere “sgridato” dalla Chiesa per essere così “social”?

«Per quale motivo? Anche il Papa twitta. E anche molti cardinali e molte suore usano Facebook per dialogare fra loro e con le persone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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