Sicurezza
«Riconoscimento al ruolo essenziale del volontariato»
Intervista a Edoardo Patriarca, numero uno del Cnv «Dirò a Mattarella che oggi siamo strategici»
LUCCA. Oggi pomeriggio nella chiesa di San Francesco sarà lui a fare gli onori di casa al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: Edoardo Patriarca, presidente del Centro nazionale del volontariato racconta il rapporto di lunga data fra il Capo dello Stato e questo settore. Con il punto di riferimento di Maria Eletta Martini. «Il Presidente ci aveva ricevuto al Quirinale, dimostrando di conoscere bene sia il Cnv che il Festival del volontariato. In quell’occasione chiedemmo di mettere in programma una visita a Lucca, durante il Festival stesso o comunque in un’occasione collegata. Lui si impegnò assicurando che avrebbe lavorato sul suo calendario».
Cosa dirà oggi a Mattarella? In quale stato di salute è il volontariato ai tempi della crisi?
«Dirò al Presidente che l’esperienza del volontariato è strategica. E che va sostenuta con determinazione, di fronte allo sfilacciamento della comunità, all’individualismo e all’inclusione delle povertà. Il volontariato è una parte della società. Dirò che il volontariato è nato sulla strada ed è bene che rimanga sulla strada, mantenendo la sua vocazione a comprendere i bisogni e le speranze. Forse talvolta può succedere che, soprattutto nelle realtà più strutturate il volontariato fornisca servizi importanti, dimenticando che la sua funzione principale è quella di essere un “generatore di relazioni”. I volontari sono orientati al fare, ma nella prospettiva di essere grandi tessitori di relazioni, in realtà sfibrate come le nostre».
Il Presidente Mattarella sarà a Lucca per ricordare Maria Eletta Martini. Qual è il valore, anche simbolico, di questo gesto?
«Negli “anni d’oro” del volontariato, quando furono impostate le normative del terzo settore e associazionismo, fra fine anni Ottanta e inizio anni Novanta, la protagonista fu proprio Maria Eletta Martini. È lì che nacque una cultura condivisa del volontariato, che prima nessuno aveva raccontato: il volontariato era sempre esistito, ma allora si diede una cornice legislativa che noi domani (oggi per chi legge, ndr) racconteremo».
Quale importanza ebbe il fatto che Martini, come del resto anche Mattarella ed altri protagonisti di quella stagione militassero nella sinistra della Dc?
«La Dc in quegli anni era al Governo e alcuni parlamentari, come Martini e Giuseppe Zamberletti ebbero una grande convergenza e intuizione, anche con personaggi del mondo ecclesiale come monsignor Giovanni Nervo, fondatore e primo presidente della Caritas. E questo rispetto a una sinistra che allora vedeva il volontariato con preoccupazione, perché aveva paura che rubasse posti di lavoro. Ci fu il coraggio di capire e far capire che il volontariato era un soggetto pubblico e istitutivo della Repubblica. Oggi ci sembra scontato, ma allora non era così. Tutto questo aprì una stagione di grande interesse verso il volontariato, fenomeno che oggi viene studiato e “sezionato” in tutti i suoi aspetti. Prima si parlava del volontariato solo in senso molto privato. Oggi diciamo che oltre a questo è anche un’esperienza di cittadinanza attiva. E raccogliamo i frutti di quella stagione, anche con provvedimenti come la recente legge di riordino del terzo settore».
Un tempo si diceva che Lucca era la “capitale del volontariato”. È ancora così?
«Dire che oggi Lucca è la “capitale del volontariato” forse sarebbe troppo velleitario e ambizioso. Forse lo è stata in quegli anni perché qui c’è stata una congiuntura positiva. Però dire che il Centro nazionale e i momenti che proponiamo come il Festival siano rilevanti e strategici è senz’altro corretto. Siamo un riferimento importante, una delle poche realtà che cerca di stare su Lucca perché ha una sua radice locale ma che ha una visione nazionale perché aiuta il volontariato che spesso è molto frammentato a guardarsi e a guardare in avanti. Oggi ce n’è bisogno: non dobbiamo solo fare, ma anche “fiutare il tempo”. Dobbiamo capire dove dobbiamo stare, perché o stiamo nei posti giusti, dove le persone hanno bisogno, oppure rischiamo di essere inutili ».
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