Il Tirreno

Lucca

alessandro tambellini

«Finalmente il piano strutturale»

Lo strumento approvato dopo 7 sedute e 50 ore di discussione

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LUCCA. Dopo 7 sedute, per un totale di 50 ore di discussione e votazione, il consiglio comunale la scorsa notte attorno alle 2 ha licenziato il nuovo Piano Strutturale. Un piano modificato in base alle osservazioni accolte (19 accettate completamente, 23 parzialmente e 90 non accolte, ma con proposta di miglioramento o adeguamento del testo o della cartografia), e che sarà trasmesso alla Regione, la quale entro 15 giorni dovrà convocare la conferenza paesaggistica, alla quale prenderanno parte il Mibact (Soprintendenza), la Regione stessa e la Provincia. Da quel momento, entro 30 giorni la conferenza paesaggistica si riunirà per esaminare l'atto. Dopo di che il Piano Strutturale tornerà in consiglio per la definitiva approvazione, divenendo a tutti gli effetti operativo.

Ovviamente soddisfatto il sindaco Alessandro Tambellini: «Lucca si dota finalmente del suo nuovo Piano Strutturale, l'ambizioso obiettivo enunciato a inizio del percorso di questo mandato amministrativo, e il primo a essere approvato da un comune capoluogo della Toscana applicando la legge regionale 65/14 e il Piano di indirizzo regionale con valenza di Piano paesaggistico del marzo 2015».

Tambellini parla di «Piano all'altezza dei tempi e delle necessità di Lucca», anche su temi quali la tutela del territorio, la valorizzazione dell’area rurale, la viabilità il recupero e la rigenerazione urbana.

«Non metto in dubbio – riprende il sindaco – che possa essere stata suggestiva e di qualche effetto la rappresentazione delle analisi, da parte di alcuni, per dimostrare che "il piano ha sbagliato" e riconosco quale valore e passione civica il tempo impegnato nella costruzione di tale critica. Ma si tratta di un colpo sparato a vuoto, perché nella sua prova muscolare mette a nudo una battaglia tutta di retroguardia che denuncia una visione delle cose, della città e del suo territorio non condivisibile e, per un sindaco, impraticabile: ovvero che il Piano sia come un gendarme la cui unica missione sia quella di prevenire, vietare e controllare. Lo dimostra il fatto che tutto il discorso si è avvitato intorno al rilievo degli errori (anche di quelli che non c'erano) alle questioni di conformità o di immaginate disparità di trattamento, senza entrare nel merito vero delle questioni, se non per pochi casi isolati. Un Piano non è un'opera di gendarmeria, ma è uno strumento di governo, e per governare serve un progetto che non può avere lo spirito di una misura di salvaguardia.

«E infine, le preoccupazioni manifestate intorno al Piano – chiude Tambellini – ritengo siano dettate dalla paura di affrontare i prossimi quindici anni, al punto di trovare conforto e di vedere quale valido riferimento gli strumenti del passato. Questa amministrazione non ha questa paura e, dunque, dopo l'approvazione in consiglio comunale, ci avviamo con la determinazione necessaria a concludere positivamente l'iter amministrativo, allo scopo di assicurare il traguardo da troppo tempo atteso».

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