Finanza
«I soldi dell’invalido per andare a Cuba»
Ai domiciliari una commercialista lucchese di 46 anni È indagata per circonvenzione di incapace e interesse privato
LIVORNO. Una settimana di vacanza a Cuba, costo 3.300 euro, pagata con i soldi lasciati in eredità all’invalido. Ma non solo, perché l’imprenditore Patrizio Tofani, 56 anni, già presidente di Basket Livorno, arrestato per la seconda volta ieri mattina all’alba, e la compagna Cristiana Salvi, 46 anni, professione commercialista, origini e studio anche in Lucchesia e ora ai domiciliari, in cinque anni avrebbero svuotato il conto corrente dell’uomo per una cifra di 230 mila euro.
Un piano disegnato con la collaborazione dell’ex moglie dell’imprenditore, Silvia Luperi, 46, arrestata anche lei e trasferita ai domiciliari. Era la donna, parente dell’invalido, la procuratrice speciale nominata da un notaio nel 2010 all’indomani della morte del padre, ma invece di tutelarne i beni, ha contribuito - spiegano dalla finanza - «al progressivo depauperamento del patrimonio con la vendita di due immobili e l'utilizzo sistematico delle disponibilità finanziarie». Tra gli episodi di appropriazione indebita che vengono contestati ai tre indagati, accusati di circonvenzione di incapace dagli investigatori coordinati dal pubblico ministero Daniele Rosa, figurano nell’ordine: 1.200 euro per riparare l’imbarcazione dell’imprenditore, 2.200 euro per pagare una dipendente dello stesso Tofani. E soprattutto il raggiro attraverso il quale un fondo commerciale in Coteto lasciato all’invalido dal padre e ora sequestrato dal giudice a garanzia del danno, è stato venduto alla commercialista a un prezzo più basso, 100 mila euro, rispetto a quello che un acquirente era disposto a pagare.
«In questa circostanza - spiegano gli investigatori - i danni sono stati tre: aver fatto guadagnare all’invalido meno di quanto avrebbe potuto, essersi assicurati un rendita al suo posto (si parla di 35 mila euro di affitto incassati fino ad oggi) e infine nei quattro mesi successivi alla compravendita aver speso la maggior parte del denaro transitato sul conto».
È questa la contestazione, non la sola, moralmente più disgustosa dell’indagine del nucleo tributario delle fiamme gialle ribattezzata “False Guardian”. Un’inchiesta iniziata nel 2015 quando durante una perquisizione a casa di Tofani, venne trovato e sequestrato un hard disk. Dentro, oltre alle tracce del raggiro all’invalido civile al 100%, i militari hanno raccolto indizi per altri due filoni di inchiesta.
Bancarotta fraudolenta. Secondo la Procura Tofani, dopo il sequestro preventivo delle quote della società EGG (è stato chiesto il fallimento) di cui era socio, ha ingannato - attraverso un falso verbale di assemblea - il custode giudiziario che ha autorizzato nell’agosto 2015 l'alienazione verso una società di diritto rumeno (riconducibile allo stesso amministratore livornese) di una quota di partecipazione in un’altra società estera, proprietaria di un hotel in Romania. Così facendo, l’imprenditore ha potuto far sparire la quota di partecipazione per un valore irrisorio, gestendo autonomamente in Romania la successiva vendita dell’albergo. E di conseguenza, sottrarre all'Erario il più elevato guadagno della cessione.
Interesse privato. Infine la commercialista è indagata per un interesse privato nella gestione del fallimento di una società edile di Lucca di cui era stata nominata curatrice dal Tribunale nel febbraio 2011. Sfruttando la sua posizione privilegiata - è l’accusa - ha favorito un'altra società a responsabilità limitata, intestata a soggetti terzi ma di fatto gestita e riconducibile direttamente al compagno. In questo stralcio è indagato in concorso anche il geometra lucchese Riccardo Poggi, 49 anni.
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