La protesta
«Combatto i vertici ma non lascio il Pd»
LUCCA. «Attenzione renziani che il magnifico duo Tambellini-Marcucci vi frega per la seconda volta - ammonisce il candidato sindaco Matteo Garzella in merito alle possibili elezioni politiche in...
LUCCA. «Attenzione renziani che il magnifico duo Tambellini-Marcucci vi frega per la seconda volta - ammonisce il candidato sindaco Matteo Garzella in merito alle possibili elezioni politiche in primavera -. Mi chiedo se nell’accordo (per la ricandidatura di Tambellini a sindaco da parte del Pd, ndr) con Enrico Rossi e Dario Parrini, con il quale marcucciani e Alessandro Tambellini hanno fatto umiliare l’intera maggioranza del Pd e i suoi elettori c’è anche un sostegno debole se non inesistente a Renzi alle politiche da parte loro».
Suona in questi termini - pesanti, non c’è che dire - l’ultima invettiva del presidente del consiglio comunale Garzella contro i vertici locali del Pd. Da qualche mese a questa parte le sue bordate contro esponenti del suo partito sono diventate pane quotidiano.
Un atteggiamento che può indurre a domandarsi se Garzella si consideri sempre un esponente del Pd. A domanda diretta lui, senza esitare, risponde che «il Pd è il mio partito. E io, agendo così, ne difendo i valori e combatto gli inciuci dei suoi dirigenti».
Trentotto anni, prima esperienza politica nell’allora circoscrizione 7 come consigliere, poi consigliere comunale, nel 2012 rieletto in consiglio con un bagno di voti e investito della carica di presidente dell’assise: questo il suo curriculum al quale aggiunge di «essere stato tra i fondatori del Pd a Lucca».
Garzella si candiderà a sindaco con la sua lista civica Lucca avanti tutta («aperta - dice - a tutti i gruppi e liste che si riconosceranno nel mio programma») e continuerà, come afferma deciso, «a rinnovare la tessera del Pd. Io non mi oppongo al partito ma lo difendo. Mi oppongo semmai agli inciuci, alla spartizione di poltrone senza chiarezza, alla classe dirigente che ha dimostrato di occuparsi di altro piuttosto che del partito e dei cittadini. Io a questo teatrino non ci sto. Ma il Pd non si tocca, è casa mia». (b.a.)
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