Il Tirreno

Lucca

A Strasburgo il mistero della stele di Caio, il primo legionario partito da Lucca

A sinistra la stele di Caius Largennius trovata a Strasburgo; a destra la riproduzione di una legione romana
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A sinistra la stele di Caius Largennius trovata a Strasburgo; a destra la riproduzione di una legione romana

L'uomo morì nella città francese a 37 anni, sotto Tiberio. Sulla sua tomba c'è una scultura preziosa e gli studiosi si chiedono perché essendo stato lui un "semplice" soldato

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LUCCA. Le pietre parlano, a saperle leggere. E possono raccontare delle storie affascinanti e, al tempo stesso, portare con loro nuovi interrogativi, misteri da risolvere, e ancora altre storie. Una di queste pietre fu scoperta, insieme a molte altre, nel 1878, nella periferia di Strasburgo, in Francia . Era una stele funeraria, come le altre trovate in quella che - non a caso - è stata ribattezzata la via dei Romani. Quella via infatti portava a un “castrum”, un forte romano, non lontano dal fiume Reno, confine orientale dell’Impero. E, appunto, era un soldato romano quello a cui era intitolata la lapide.

La stele riportava molti dettagli della storia di quel legionario: il nome ovviamente, l’età, il corpo militare di appartenenza, gli anni trascorsi al servizio dell’Impero. E anche una sua immagine, sotto forma di scultura, l’equivalente delle foto che oggi vediamo sulle tombe nei cimiteri. Ma quella pietra diceva molto di più, a saperla leggere appunto. A dire la verità in quasi un secolo e mezzo in tanti hanno ammirato quella stele, conservata al museo archeologico di Strasburgo. E molti studiosi conoscevano bene quell’epigrafe e il suo significato. Ma la storia di Caius Largennius (questo il nome del legionario) non era praticamente mai uscita dall’ambiente accademico e, soprattutto, non era mai arrivata nella sua città natale. Sì, perché l’iscrizione, tra le altre notizie, conteneva anche informazioni sulle origini di Caius. Trasformando in parole le abbreviazioni che, come da usanza romana, caratterizzavano la stele, si legge “Caius Largennius, Caii Fabia, Luca miles, legionis II, centuria Scaevae, annorum XXXVII, stipendorium XVIII, hic situs est”. Il passo successivo è la traduzione, che porta con sé, una sorpresa, e tanti interrogativi: “Caio Largennius della tribù Fabia, soldato di Lucca, Legione II della centuria Scaeca, morto a 37 anni con 18 di servizio è sepolto qui”.

Eccolo lì: “Soldato di Lucca”. E a Lucca, seppur simbolicamente, Caius Largennius tornerà, a 2000 anni di distanza dalla morte. Un progetto portato avanti dalla Domus Romana di Lucca in collaborazione con il museo archeologico di Strasburgo e con l’Università La Sapienza di Roma, coinvolgendo le scuole del territorio. A presentare l’iniziativa il fondatore della Domus Romana . Giuseppe Bulleri, il direttore scientifico del sito archeologico lucchese Simona Velardi, Claudio Oliva in rappresentanza del mondo della scuola, l’esperto di storia militare Vittorio Biondi e l’archeologo di fama internazionale Michelangelo Zecchini.

«Ci siamo adoperati – spiega Bulleri – per avere qui a Lucca una riproduzione fedele di quella stele, facendone partecipe il Comune, che ha accolto con molto favore l’iniziativa, informando enti e istituzioni, in particolare le fondazioni bancarie, e coinvolgendo il mondo della scuola, attraverso la dirigente Donatella Buonriposi e con la collaborazione di Claudio Oliva, Katia Abbracciavento e Francesca Bini». Bulleri è un fiume d’entusiasmo in piena nel descrivere l’iniziativa, arrivata al termine di un lungo lavoro, e che si concretizzerà il 18 marzo, subito dopo le idi di marzo, per restare in tema. Quel giorno, con una cerimonia, arriverà in città la copia esatta – anche nelle dimensioni – della stele, in attesa di avere magari un giorno in esposizione temporanea anche l’originale. E ci sarà un convegno, per raccontare la vita di Caius, quella che la lapide permette di ripercorrere, ma anche il passato di Lucca (di fatto questo legionario è il primo lucchese della storia di cui si conosce l’identità e persino l’immagine) e l’epoca romana.

Una vita che il professor Zecchini ha ricostruito con la passione dello studioso. E, come accade spesso, trovando nuovi interrogativi in cerca di risposta. Intanto l’epoca in cui è vissuto e morto Caius. Il soldato faceva parte della Legio II Augusta, la legione costituita da Ottaviano che si trovava ad Argentorate (l’attuale Strasburgo) nel periodo compreso tra l’anno 17 e l’anno 43 dopo Cristo. Proveniente dalla Spagna, la Legione aveva combattuto nell’anno 9 nella battaglia della Foresta di Teutoburgo, alla quale – se morto prima del 36 dC – anche Caius potrebbe aver preso parte (visto che è morto dopo 18 anni di servizio nell’esercito romano). Dopo il 43 poi la legione sarà impegnata nella conquista della Britannia e sarà quella che realizzerà il celeberrimo Vallo di Adriano. Ma questa è un’altra storia, alla quale Caius Largennius non ha potuto prendere parte.

Il soldato ha servito nell’epoca dell’imperatore Tiberio e anche il suo nome, che presenta una radice etrusca, presta il fianco a riaprire pure l’eterna diatriba tra storici sulle possibili origini antiche di Lucca (ligure o etrusca?). Ma, soprattutto, resta un mistero: perché quella statua? Le epigrafi, anche molto dettagliate, erano la norma nelle sepolture (e in quella di Strasburgo si trovano persino degli errori grammaticali), ma la statua... Un monumento funebre che pochi potevano permettersi, e certo non un soldato semplice come Caius. Cosa aveva fatto di così straordinario per diventare il primo volto lucchese della storia?

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di Redazione web