Il Tirreno

Lucca

Cronaca di uno smottamento annunciato

di Luigi Spinosi
Cronaca di uno smottamento annunciato

Da 20 anni i residenti di via del Poggetto chiedono la messa in sicurezza della strada, e la situazione è ogni giorno più grave

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CAPANNORI. Un'ottantina di metri, metro più, metro meno. "Solo" un'ottantina di metri, e, in questo caso, la brevità della strada non è un'attenuate, ma, piuttosto un aggravante. Sì, perché è più facile riuscire a risolvere un problema che interessa pochi metri di strada che non intervenire su qualche tratto chilometrico. O, almeno, dovrebbe esserlo. Ma la fiera dell'ovvio non sta a Capannori, o, almeno, non sta a Castelvecchio di Compito. È qui che si trova via del Poggetto, traversa di via di Badia, strada obbligata per una quindicina di famiglie. Obbligata perché è una strada senza sfondo, ma che rischia di restare anche... senza inizio. Sì perché quella strada, già stretta e scomoda a cose normali, si presenta, per un tratto di un’ottantina di metri (appunto) anche assai pericolosa per la presenza di una scarpata. Anzi, per essere più precisi, doppiamente pericolosa, perché c’è il rischio di finire di sotto e, soprattutto, c’è il rischio che a finire nel podere sottostante sia la strada stessa.

A sollevare (e non da oggi) il problema sono gli stessi residenti che – lettere e raccolte di firme alla mano – hanno più volte chiesto l’intervento del Comune, ricevendo promesse, sopralluoghi e, nei giorni scorsi, anche un po’ di inutile bitume (al suo posto c’è già un avvallamento) e un cartello. Una situazione che si trascina da anni, anzi, da decenni, e che recentemente si è ulteriormente aggravata.

Lungo quella stradina, stretta anche per un normale furgone, negli ultimi tempi è iniziato un viavai di mezzi pesanti: sono quelli diretti verso un’abitazione in ristrutturazione. Un lavoro che richiede il passaggio di betoniere, camion di materiali, e così via (del resto non ci sono strade alternative). E qui i mezzi che passano a fatica, con i loro autisti costretti – a giudicare dalle tracce delle ruote – a tirare fuori tutta la loro abilità per riuscire a mantenere gli pneumatici sulla carreggiata e non finire nella scarpata sottostante. Ma, oltre al pericolo diretto che corrono questi camionisti (e tutti coloro che viaggiano in via del Poggetto) quel passaggio ha aggravato il problema della tenuta della strada stessa. Il margine che separa l’asfalto dal ciglio, ossia dal vuoti, nei punti migliori è largo una trentina di centimetri, in molti altri nemmeno c’è. E che quella strada abbia cominciato a slittare verso il basso lo dimostra l’abbassamento della carreggiata nel punto più vicino al ciglio. Non solo, ma la manutenzione inesistente ha fatto sì che nel tempo la strada perdesse la sua naturale pendenza verso il muretto a lato. Così, quando piove, l’acqua non corre più sul lato opposto al ciglio, fino ad arrivare verso la griglia di scolo che la porta direttamente nel fossato sottostante. No, il flusso dell’acqua tende ad andare verso la scarpata, penetrando nel ciglio che sostiene la strada, allentando il terreno e favorendo eventuali smottamenti. In pratica a ogni pioggia, un po’ di ciglio se ne va. E la dove la massicciata è già consumata, comincia ad andarsene anche l’asfalto.

Il problema è noto in municipio, visto che almeno dal 1997 si susseguono segnalazioni e proteste. Fra l’altro proprio quell’anno, come racconta uno dei residenti, un capannone fu distrutto da un incendio perché nemmeno il camion dei vigili del fuoco riuscì a passare da quella strada. Venti anni sono passati, e niente è cambiato.

«Ci sono stati i tecnici del Comune – raccontano gli abitanti della strada – l’allora sindaco Del Ghingaro ci aveva assicurato che, fatti i lavori per il parcheggio di Castelvecchio, la terra rimossa sarebbe stata utilizzata per rinforzare il ciglio della strada. Il parcheggio l’hanno fatto, ma la strada è sempre la stessa».

Eppure la soluzione, ricorrendo al semplice buon senso, non pare complicata (e nemmeno troppo costosa): «Basterebbe mettere degli autobloccanti in cemento sotto il ciglio e riempire il vuoto con della terra. Eppure tra gli ingegneri che sono arrivati c’è chi ci ha detto che sistemare questa via costerebbe moltissimo». Forse, di certo però non ci sarebbe la voce solitamente più onerosa, ossia gli espropri, visto che tutti i proprietari dei terreni lungo la strada sono gli stessi residenti, e per la loro sicurezza sarebbero disposti a cedere il terreno necessario gratuitamente. Le risposte avute in Comune, viene detto, sono sempre le stesse («Non ci sono soldi», «Abbiamo anche altre strade da sistemare»), ma è anche vero che qui il problema è evidente, e che, dopo 20 anni di attesa, forse è arrivato anche il turno per questi cittadini di avere una risposta tangibile alla loro richiesta. Anche perché, come viene fatto notare: «Per non spendere cento oggi si rischia di dover spendere mille doman, quando la strada franerà. E se succede qualcosa a qualcuno? Quanto vale la vita di una persona?».

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