Il Tirreno

Lucca

Pronto soccorso percorsi veloci per gli esami

di Gianni Parrini
Pronto soccorso percorsi veloci per gli esami

Nuove soluzioni per i periodi di emergenza per lastre o analisi si va direttamente al reparto

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LUCCA. Caos pronto soccorso, in arrivo percorsi accelerati e protetti per far diminuire il numero degli accessi nei periodi di emergenza. È questo uno dei progetti a cui si sta lavorando con le aggregazioni funzionali territoriali dei medici di base e della continuità assistenziale (le vecchie guardie mediche) per cercare di alleggerire i carichi della struttura dell’ospedale San Luca. «Stiamo studiando delle soluzioni per affrontare le cosiddette emergenze epidemiologiche, ad esempio i picchi influenzali o gli allarmi meningite – spiega il dottor Luigi Rossi, direttore della zona distretto della Piana di Lucca – Sulla base di accordi che stiamo discutendo con i servizi ospedalieri, vorremmo stilare dei vademecum per alcune situazioni tipo. Faccio l’esempio del paziente con sindrome influenzale grave e complicanze respiratorie. Oggi per fare una lastra al torace deve andare al pronto soccorso. Noi, invece, vorremmo indirizzarlo direttamente a radiologia. Insomma, l’idea è di predisporre dei percorsi accelerati e protetti utili a non ingolfare il pronto soccorso».

Sembra una cosa da poco ma in realtà rappresenta una svolta. Molto spesso, infatti, il paziente che necessità di accertamenti legati alle complicanze di una sindrome influenzale si fa fare l’impegnativa dal medico: se il dottore di famiglia non segna l’esame come urgente, il cittadino deve andare al cup e prenotare la visita. Ma dato che le liste d’attesa prevedono tempi lunghi (settimane o mesi), a quel punto si presenta al pronto soccorso, si prende un codice bianco o azzurro e poi paga il ticket. Ma intanto riesce a fare l’esame. Magari attende per ore, ma alla fine della giornata ha in mano ciò di cui ha bisogno. Lo stesso iter si ripete quando il medico di base segna sull’impegnativa “esame urgente”. A quel punto se il cup non è in grado di garantire l’esame entro 72 ore, il cittadino si presenta al pronto soccorso e non paga neppure il ticket.

Basta trascorrere qualche ora nella sala d’attesa per rendersi conto di quanti siano i casi di questo genere. Creare percorsi ad hoc per i pazienti non gravi, sgonfierebbe gli accessi e consentirebbe al personale di concentrarsi sulle situazioni più gravi.

«L’idea è quella di creare dei codici ad hoc da inserire sull’impegnativa per i periodi di emergenza – spiega Marco Farné, responsabile dell’unità operativa Medicina di comunità – Le specialità ospedaliere interessate sono poche: la pneumologia per le crisi respiratorie, i laboratori di analisi per gli esami del sangue, la radiologia per le lastre, la gastroenterologia per i soggetti che si presentano con vomito e diarrea. Ovviamente i nuovi percorsi verrebbero avviati negli orari di apertura di questi reparti, ma in periodi di particolare emergenza si potrebbe valutare di prolungare l’attività oltre il normale. Quando partirà il progetto? Sarebbe ottimo arrivarci per l’estate, in modo da testarlo e averlo operativo e funzionanti al 100% già in autunno. È chiaro che il periodo di maggiore emergenza è quello che va da novembre a febbraio, la stagione dell’influenza. Ma nulla vieta che questi “pacchetti” possano essere attivati anche in altri momenti, secondo le esigenze».

La questione ormai è nota: i medici dell’ospedale sostengono che il territorio non fa abbastanza filtro in ingresso, mentre i medici territoriali rigettano l’accusa. «Le cose possono sempre migliorare – spiega Rossi – e il progetto di cui stiamo parlando va in questa direzione. Il problema è culturale e non solo: ormai il pronto soccorso è diventato la principale porta d’accesso all’ospedale. Per qualsiasi cosa, dalla lastra al ricovero, si passa da lì. Intercettare i cosiddetti “accessi impropri” non è semplice: spesso c’è chi esagera la gravità dei propri sintomi, ma a volte c’è chi li sottovaluta. L’esempio classico è quello del dolore al petto: può essere una sciocchezza oppure un principio di infarto». Chi lavora sul territorio, dunque, non è convinto che la rete dei medici non faccia sufficiente filtro. E per dimostrarlo snocciola alcuni dati: «L’indagine di una laureanda su 1.800 codici bianchi e azzurri arrivati al pronto soccorso nei periodi gennaio-marzo e agosto-novembre del 2016 – spiega Svaldo Sensi, responsabile infermieristico delle Cure primarie – rivela che solo 15 pazienti si sono presentati alla struttura per patologie di cui noi ci eravamo già fatti carico. Tutti gli altri ci sono andati per episodi nuovi e accidentali, come una caduta».

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