Il Tirreno

Lucca

Il problema triage della centrale unica

Il problema triage della centrale unica

Con le chiamate dirette alla guardia medica è venuto a mancare un filtro per indirizzare i pazienti alla soluzione migliori

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LUCCA. Uno ogni 5mila abitanti, questa dovrebbe essere la proporzione tra popolazione e numero di medici titolari di guardia medica. Una proporzione che nel “caso Lucca” è, al tempo stesso, rispettata e violata. Potere della matematica che rende possibile l’impossibile. Sì, perché per legge quella proporzione vorrebbe dire 18 medici di continuità assistenziale per la sola Lucca, e un’altra quindicina per il resto della Piana. Invece i titolari sono sì 18, ma per tutto il territorio della Piana (Lucca compresa). Però quella proporzione viene rispettata perché il calcolo a suo tempo non fu fatto in base alla singola realtà territoriale (assegnandone cioè 18 a Lucca, 9 a Capannori, altri 6 al territorio composto da Altopascio, Montecarlo, Porcari, Villa) ma sulla base dell’intera area della ex Asl 2, comprendendo cioè anche la Mediavalle e la Garfagnana che, per la conformazione del territorio, aveva e ha più sedi (5), nonostante un numero di abitanti più basso. Questo ha fatto sì che attualmente su 35 titolari di continuità assistenziale, quasi la metà (17) sono nelle sedi della Valle del Serchio e gli altri su tutto il territorio della Piana. Non che questo comporti turni scoperti («Ci sono i sostituti»), ma dà l’idea della difficoltà a far sposare la disponibilità di mezzi alle necessità del territorio.

C’è poi la questione del nuovo metodo di chiamata dei medici di guardia: non più il passaggio dal 118, ma la telefonata diretta. E questo rappresenta un passo indietro rispetto al passato, quando tutte le chiamate venivano smistate da un medico, in un vero e proprio triage che consentiva di indirizzare il paziente all’interlocutore più adatto (mentre adesso la guardia medica rischia di ricevere una chiamata che doveva essere fatta al 118 e viceversa). Un peggioramento, come conferma lo stesso responsabile dell’unità operativa medicina di comunità Marco Farne’: «La nostra posizione era quella di mantenere questo sistema per tutta l’area vasta, la cosa fu portata al tavolo di coordinamento, ma non fu accolta». Un peccato, conferma lo stesso direttore, perché questo era un sistema che dava più garanzie sia al medico che al paziente. Un sistema che in tutta la Toscana veniva adottato solo a Lucca, ma che con l’unificazione è andato perduto.

Sul tavolo poi ci sono tanti temi. Tornando al numero resta il caso Capannori, dove, per numero di chiamate e vastità del territorio, il servizio di guardia medica è costretto a un superlavoro. Da qui la richiesta del doppio medico. «Il problema è reale – risponde Farne’ – ed era già stato affrontato. Inizialmente avevo trovato le risorse per il secondo medico nella fascia 20-24, ma quando ho portato la proposta al tavolo tecnico mi fu evidenziato che era preferibile averlo nel turno festivo e prefestivo. E quindi optammo per quella scelta. Infatti nel festivo e prefestivo Capannori ha il doppio medico». Restano gli altri giorni, e quella è una questione di risorse e valutazione dei numeri: «Anche per questo ci servono i dati oggettivi, per fare delle scelte e chiedere più risorse».

Poi il capitolo sicurezza, legato ai rischi cui i medici possono andare incontro muovendosi o restando in sede da soli di notte. È quello più sentito, ma anche quello più difficile da affrontare: alcune soluzioni, ma non risolutive, sono state anche pensate, come il giacchetto catarifrangente per far identificare subito che si tratta di un medico, o un’insegna magnetica da applicare all’auto quando il medico si muove con mezzi propri. Ma si tratta, ed è chiaro a tutti, di palliativi dalla dubbia efficacia. Più utile potrebbe essere un sistema di geolocalizzazione in tempo reale la posizione del medico, ma servirebbe una centralina dove controllare quei dati e, al momento, la centrale del 118 «non è intenzionata a far partire quel servizio».

Luigi Spinosi

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di Redazione web