Toscana
Servizio “bloccato” da una ruota forata
A Lucca sono serviti giorni per riparare l’auto della continuità assistenziale, e anche per entrare nella Ztl i medici sono stati costretti a usare i loro mezzi rischiando la multa
LUCCA. “La burocrazia è l’arte di trovare una difficoltà per ogni soluzione”: grosso modo è passato un secolo e mezzo da quando il politico britannico Herbert Samuel pronunciò quella frase. Eppure si tratta di un paradosso di grande attualità, soprattutto nel nostro Paese. Ebbene, quando fai un lavoro di grande responsabilità, che presenta tante difficoltà e, pure, non pochi rischi, doversi scontrare anche contro la burocrazia diventa davvero troppo.
È il caso delle guardie mediche lucchesi o, per usare il termine attuale, i dottori della “continuità assistenziale” (sì, perché pure modificare il linguaggio, anche quando non serve, è un esempio di burocrazia). Non dovessero bastare i carichi di lavoro sproporzionati (e talvolta anche di non loro competenza), il doversi muovere solitari di notte senza sapere chi puoi incontrare, la responsabilità della salute delle persone, anche un incidente banale come una ruota forata rischia di mandare in tilt il loro lavoro. E non è un esempio paradossale, è quello che è accaduto realmente alla guardia medica (pardon, continuità assistenziale) lucchese. Sì, perché per parecchi giorni la ruota anteriore sinistra della vecchia panda a disposizione dei medici del servizio è rimasta a terra, forata. Poco male, a cose normali. Basta cambiarla. Peccato che, e lo si è scoperto in quest’occasione, sulla macchina non vi fossero né ruota di scorta, né ruotino, né kit di riparazione.
Insomma, meno male che della foratura ci si è accorti in sede e non durante un servizio, magari nel cuore della notte in qualche posto isolato. Ma il bello è iniziato dopo, quando per giorni quella ruota è rimasta a terra, senza che nessuno si preoccupasse di cambiarla, nonostante le segnalazioni. Alla fine però qualcuno è intervenuto, sempre però, senza avvisare nessuno: da lunedì l’auto era scomparsa dal suo posto. Dove era finita? Solo mercoledì 18 (e solo dopo una serie di telefonate degli stessi medici) si è scoperto che era stata chiamata l’officina per farla venire a prendere. Finalmente, verrebbe da dire. Però nessuno si è preoccupato di organizzarsi per la riconsegna della vettura, che aspettava solo di essere ripresa dalla stessa officina.
Un esempio forse sciocco, ma che rende l’idea di come anche i piccoli problemi, di fronte al Moloch della burocrazia, possono diventare montagne. E per i medici è un problema reale: per le domiciliari, infatti, sono costretti a usare la propria auto. E se la chiamata arriva dalla Ztl interna alle Mura o parcheggiano lontano e vanno a piedi, o rischiano la multa. In realtà, però, si tratta di un problema già esistente, ruota o non ruota, visto che quell’auto, l’unica per la continuità assistenziale (eppure vi sono molte vetture di servizio più nuove, usate in orari diversi, che potrebbero essere facilmente messe a disposizione) è praticamente inguidabile, senza servosterzo, e fredda. Così molti già a cose normali evitano di prenderla. È un’auto vecchia, dalla quale in passato è stato necessario anche rimuovere dalla carrozzeria la resina che l’aveva ricoperta.
Un “piccolo” problema, che si aggiunge ai mille altri che i medici della continuità assistenziale devono affrontare, e che meriterebbero, ciascuno un capitolo a parte. Come la gestione delle chiamate, che ora vengono fatte direttamente dal paziente, senza – come avveniva prima – il filtro del medico del 118 che permetteva di indirizzare dalla guardia medica solo i casi di sua effettiva competenza. E poi il capitolo più importante, quello della sicurezza, con i medici costretti ad arrangiarsi in qualche modo per cercare di avere un minimo di tutela, magari facendo venire con sè un familiare o un amico, oppure, a ogni uscita, mandare un messaggio agli amici per dire dove si va, per dare l’allarme in caso di silenzio prolungato.
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