Toscana
«Serve subito un tavolo di dialogo»
Il presidente della Provincia: chiarezza sul ruolo del San Luca nell’area vasta
LUCCA. «Subito un tavolo di dialogo sui problemi del pronto soccorso con istituzioni, azienda e sindacati. Ma il piano di riorganizzazione dall’Asl deve andare avanti, poi valuteremo i risultati. E sull’ospedale San Luca occorre fare un ragionamento più ampio, che riguarda la valorizzazione delle eccellenze lucchesi all’interno dell’area vasta». Il Menesini-pensiero può essere così riassunto.
Al termine della visita al pronto soccorso il presidente della Provincia ha voluto incontrare anche i sindacalisti: Pietro Casciani per la Uil, Giovanna Lozopone per la Cgil e Maria Grazia Simone per la Cisl. I rappresentanti dei lavoratori hanno ribadito la loro preoccupazione per le condizioni in cui si trovano ad operare medici e infermieri, hanno espresso perplessità sul piano di riorganizzazione presentato dall’azienda e hanno sottolineato la carenza di posti letto al San Luca. Giova ricordare che il progetto del nuovo ospedale prevedeva 410 letti: in realtà, a più di due anni dall’apertura, l’Asl ha rivelato che i posti sono 365 (anche se il numero oscilla sempre di qualche unità). Una carenza che ora sembra pesare non poco nelle attese che i pazienti del pronto soccorso sono costretti a subire prima del ricovero.
C’è poi la questione della medicina d’urgenza, reparto che verrà praticamente azzerato dalla riorganizzazione della struttura. Rimarranno soltanto 4 posti letto di sub-intensiva che saranno trasferiti all’interno dell’Obi. Una scelta che i sindacati giudicano rischiosa, sottolineando come la medicina d’urgenza, creata dall’allora direttore generale D’Urso, abbia una sua funzionalità in un ospedale organizzato per intensità di cura.
Proprio questo modello organizzativo, una peculiarità del San Luca, era tra i motivi che avevano spinto la direttrice generale Maria Teresa De Lauretis ad affidare al “lucchese” Ferdinando Cellai il dipartimento Emergenza a urgenza di tutta l’area vasta. «Il direttore generale ha trovato modernissimo questo nostro modus operandi - spiegava lo scorso luglio il dottor Cellai - e ci ha chiesto di provare a esportarlo negli altri ospedali dell’area». Evidentemente le cose sono molto cambiate. (g.p.)
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