Italia
In arrivo 174mila euro per il “fosso”
Lucca: i fondi legati all’attivazione della quarta centralina serviranno a intervenire sui punti critici del Condotto Pubblico, fuori e dentro le Mura
LUCCA. Fa parte della storia di Lucca, è un esempio di maestria tecnica che ha contribuito alla sua ricchezza nei secoli passati, ma è anche spesso al centro delle polemiche, quale capro espiatorio, per problemi, veri o presunti, che creerebbe alla comunità. Stiamo parlando del Condotto Pubblico, e delle centraline per la produzione di energia (sei progettate, tre al momento in funzione) che vi sono state realizzate. E per cercare di fare chiarezza su cosa c’è di vero o meno in quelle polemiche (e presentare, nel caso, delle soluzioni), ieri mattina si è riunita la commissione consiliare lavori pubblici, che era stata promossa dal suo stesso presidente Francesco Battistini, il quale ha riproposto i dubbi sollevati nel tempo, evidenziando come a suo avviso la portata del Condotto fosse anomala («Ci vivo da 30 anni, e non dico che sia peggio o no, ma per me è anomala»), e poi presentando i casi concreti di alcuni cittadini – presenti all’incontro – costretti a una difficile convivenza. Tra i presenti all’incontro anche i rappresentanti del Genio civile, dell’Opera delle Mura, del Consorzio di bonifica, l’assessore Francesco Raspini, il dirigente Mauro Di Bugno e i tecnici che hanno seguito il progetto delle centraline, ossia gli ingegneri Renzo e Dario Bessi.
Intra moenia. L’incontro si è diviso in due parti. La prima dedicata essenzialmente ai problemi collegati al tratto dentro le Mura (e immediati dintorni) del Condotto, là dove prende il nome di fosso. Intanto sulla questione “portata”: a detta di molti il livello del fosso è attualmente più elevato che in passato (da qui il collegamento istintivo nel pensare comune con le centraline, con l’accusa di un flusso volutamente maggiore proprio per alimentare le stesse). In realtà, come ribadito dai rappresentanti del genio civile, il problema non starebbe nella portata, di 5 metri al secondo e che, dallo scorso aprile (quando si verificarono problemi di allagamento in occasione delle forti piogge che si abbatterono su Lucca), è stata abbassata a 3-3,5 m/s. I problemi, è stato poi spiegato, avrebbero altre cause, come le condizioni di pulizia del canale. Per esempio Dario Bessi ha ricordato il fenomeno di innalzamento dei livelli che si è avuto tra maggio e giugno: la portata era la stessa, ma c’era stato un proliferare di alghe. Non mancano poi problemi tecnici su cui intervenire, come uno sversamento su un canale interno in via della Rosa e, soprattutto, i problemi di deflusso all’altezza della griglia.
Spalti allagati. Le polemiche sugli allagamenti scoppiarono soprattutto lo scorso aprile, quando, complici le forti piogge, gli spalti si riempirono d’acqua. Al di là del fatto che, come è stato ribadito, appena scatta una allerta meteo l’alimentazione del canale viene ridotta, e poi del tutto interrotta con l’inizio della pioggia, quegli allagamenti furono provocati da due fattori, estranei all’attività delle centraline. Il primo l’acqua, che non era quella usata per far funzionare le centrali, ma quella caduta dal cielo. Il secondo un problema alla paratia che regola il deflusso dell’acqua (bloccata da una pianta), che “invertì” i tempi di allagamento. In estrema sintesi: gli spalti hanno sì una funzione di cassa di espansione, ma secondaria. In quell’occasione invece furono i primi ad allagarsi, mentre nella cassa d’espansione principale, al di là della paratia, i livelli erano rimasti relativamente bassi. Ci fu poi il caso particolare dell’allagamento della Sortita San Martino, a fine aprile scorso: a provocarla la prevista apertura dell’antica condotta (la “Cunetta di Ponente”) che corre sotto gli spalti. Un ripristino che non aveva tenuto conto di un drastico restringimento della stessa condotta dopo i lavori di realizzazione della rotatoria. Ma adesso, è stato detto, quella cunetta è stata chiusa, e pure quella di Levante che non creava problemi.
Sponde crollate. Affrontato poi il caso del campo Balilla, dove le sponde sul Piscilla cedettero. Movimenti franosi che avevano molte cause, ha spiegato il geni civile: il terreno allentato dalle forti piogge e la pressione esercitata dai lavori per i Comics, ma non la forza della corrente («In quel momento il canale era chiuso per lavori sulla Fraga»). Ma i sopralluoghi hanno evidenziato la presenza di altri potenziali cedimenti.
La centrale e le soluzioni. Gli interventi, a partire da una nuova griglia più facile da pulire rimuovendo le ostruzioni, sarà tra le opere finanziate con i 174mila euro stanziati dalla Regione per le opere accessorie che accompagneranno l’attivazione di una quarta centralina. L’elenco comprende interventi sulle sponde cedevoli al Campo Balilla, la sistemazione della “perdita” in via della Rosa e, soprattutto, una risagomatura del fosso al baluardo San Colombano, dove attualmente il fosso va a sbattere contro le fondamenta delle Mura.
San Piero a Vico. Ma quei fondi serviranno anche a provare a dare una risposta ai problemi emersi nella seconda parte dell’incontro, in chiusura di riunione. Quelli dei residenti di San Piero, di cui si è fatto portavoce Paolo Bertocchini. Sono i disagi collegati all’attivazione della centralina, tra livello delle acque aumentato e onde generate dalle turbine che vanno a sbattere contro l’argine su cui si trovano le case. Gli effetti? Scantinati allagati e crepe che si sono allargate. E in questo senso almeno una parziale soluzione è stata proposta, attraverso l’impermeabilizzazione dell’argine utilizzando, appunto, una parte di quei 174mila euro.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
