Il Tirreno

Lucca

Dissesto Coam, indagati Bacci e Bettucci

di Luca Tronchetti
Dissesto Coam, indagati Bacci e Bettucci

L’accusa è di ricorso abusivo al credito. La Finanza perquisisce la sede dell’impresa e sequestra centinaia di documenti

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LUCCA. Ricorso abusivo al credito. Un reato che, stando ad una sentenza del 2014 dei giudici della quinta sezione penale della Cassazione, presuppone il successivo fallimento. È il reato che la procura della Repubblica di Firenze (con i sostituti Luca Turco e Christine Von Borries) contesta sia all’amministratore delegato sia all’azionista di riferimento dell’impresa edile Coam srl di Rignano sull’Arno, rispettivamente Fabio Bettucci e Andrea Bacci, indagati assieme ad altre quattro persone per l’uso di fatture e altri documenti per operazioni inesistenti. L’indagato principale è Luigi Dagostino residente a Barletta e dimorante a Firenze, amministratore unico e poi liquidatore pro tempore della società Andi srl con sede a Figline, della società Mecenate in via Pier Capponi a Firenze, Dil Invest e Le Torri sempre di Firenze e della società Uno Invest srl con sede a Barletta in concorso con Maria Emanuela Piccolo, della società Tramor con sede legale a Scandicci e in concorso con l’amministratore delegato Amedeo Moretti Cuseri e della società Nikila Invest srl con sede a Firenze e in concorso con Ilaria Niccolai, già socia in affari con Tiziano Renzi, padre dell’ex premier Matteo Renzi, completamente estraneo alla vicenda e agli accertamenti.

La perquisizione. Per tutta la mattinata e sino al tardo pomeriggio i finanzieri della Tributaria hanno effettuato fotocopie di centinaia e centinaia di documenti (in pratica di buona parte della contabilità, rubriche, agende, annotazioni, corrispondenza con banche e fornitori e non si esclude anche fatture legate alla squadra di calcio rossonera) dalla sede della Coam srl, la società che detiene il 54% delle quote dell’As Lucchese Libertas 1905. Con il mandato di perquisizione contabile e amministrativa della procura, le Fiamme Gialle hanno inteso acquisire prova dell’ipotesi accusatoria: vale a dire che i due imprenditori - che rivestono peraltro il ruolo di presidente e amministratore delegato della Lucchese - hanno continuato a ricorrere al credito bancario dissimulando il dissesto o lo stato d’insolvenza in cui versava l’azienda. Un reato che, se venisse provato, prevede la reclusione dai sei mesi a tre anni. Per la procura fiorentina le fatture utilizzate venivano usate, e registrate nelle contabilità aziendale, come giustificativi di spesa per dimostrare al fisco - con lavori mai eseguiti, secondo gli investigatori - passività di bilancio utili per decurtare artificialmente il reddito imponibile con i costi finti. Oppure, attraverso aziende «cartiera» che emettevano le fatture false, i presunti redditi acquisiti sarebbero serviti per dimostrare alle banche l'esistenza di crediti, o comunque di «giro d'affari», sulla cui base poter mantenere i finanziamenti o convincerle della capacità di rientro dai debiti.

Concordato preventivo. Sullo sfondo di questa vicenda s’interseca la richiesta di concordato preventivo in bianco per la Coam srl, l'impresa di costruzioni creata nel 2002 e che vede sofferenze bancarie per 3 milioni di euro con Cassa di Risparmio di San Miniato, Unicredit, Banca Popolare e Banco di Cambiano. L'obiettivo dei vertici Coam, al 90% di Andrea Bacci e al 10% di Brunella Gabrielli e amministrata da Fabio Bettucci, era quello di arrivare ad una ristrutturazione del debito in continuità aziendale. Ma l’accelerazione della procura fiorentina non promette nulla di buono. Il legale di Bacci, avvocato Luca Bisori, chiederà al tribunale fallimentare una proroga alla presentazione del concordato preventivo in bianco che dovrebbe essere depositata entro il 21 gennaio. «Il sequestro e le perquisizioni - dice il legale fiorentino - non aggiungono nulla di nuovo all’indagine della procura sui presunti artifici contabili effettuati per poter ottenere aperture di credito artificiose o non del tutto genuine. Le operazioni di perquisizione hanno riguardato una mole straordinaria di documenti e si sono protratte per tutto il pomeriggio perché abbiamo dovuto fotocopiare migliaia di pagine il cui contenuto è fondamentale per poter presentare con la necessaria precisione la richiesta di concordato preventivo al tribunale fallimentare di Firenze. Vista la complessità della vicenda e l’intervento della procura con la perquisizione chiederemo al giudice delegato al tribunale fallimentare una proroga dei termini in modo da poter presentare il nostro piano concordato in data successiva al 21 gennaio. Il mio assistito infatti ha già preannunciato un suo forte impegno per poter trovare le risorse necessarie per proseguire, almeno in parte, alcune attività dell’impresa edile che aveva cantieri in varie zone d’Italia». Attualmente i cantieri sono fermi e i 40 dipendenti sono in mobilità. «La proprietà - conclude Bisori - conta di impegnarsi per salvare il salvabile e poter evitare la completa perdita dei posti».

Il caso Lucchese. Alla di là delle dichiarazioni del legale del patron della Lucchese, le possibilità che la Coam srl possa proseguire la sua attività sono ridotte al lumicino. Gli sportivi lucchesi non debbono farsi illusioni. La Coam non ricapitalizzerà e neanche Bacci, stante la situazione, potrà mettere un euro il 28 gennaio. In sostanza il capitale inoptato ammonterà all’87% mentre per le possibili ripercussioni Nel club rossonero occorrerà attendere le verifiche della Tributaria. Come diceva il grande Flaiano, la situazione è grave, ma non è seria.

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