Il Tirreno

Lucca

Meningite, tanta gente e i palloncini di Spider man per l'addio a Gabriele

Luca Cinotti
I funerali del piccolo Gabriele (Foto Sernacchioli)
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I funerali del piccolo Gabriele (Foto Sernacchioli)

A Porcari l'addio al piccolo stroncato dalla meningite. Durante la funzione lutto cittadino

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PORCARI. Ci sono due palloncini, uno giallo e uno rosso, con l’immagine di Spider man ad attendere davanti all’altare la piccola bara bianca di Gabriele, il bambino di 22 mesi di Porcari ucciso dalla meningite nella notte fra mercoledì 28 e giovedì 29 dicembre. Le panche nella grande chiesa parrocchiale di San Giusto sono quasi tutte occupate: la comunità di Porcari ha voluto unirsi al dolore della famiglia di Gabriele, a cominciare da quello, inconsolabile, della mamma che sembra non volersi staccare dalla bara. Sono in tanti ad aver strappato un’ora dai preparativi del fine anno. Non che ci sia molta voglia di fare festa: un gruppo di mamme spiega di aver disdetto la festa che avevano preparato per i proprio figli. Da una parte la tristezza nel cuore, dall’altra la paura per quella malattia terribile che mai aveva colpito così duro: “Non succederà mai nulla, ma se succede qualcosa?”, si domanda una di loro.

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Don Americo Marsili, il parroco di Porcari, cerca le parole migliori per quello che appare – anche agli occhi di chi crede – un evento assurdo, senza senso. “Forse Dio ha voluto un sorriso di più in cielo”, dirà nella sua omelia. Rendendosi conto che comunque “queste parole non possono sgretolare il muro di dolore che i familiari e tutti noi abbiamo dentro”. Il dolore percorre la chiesa, dal sindaco Alberto Baccini (sempre vicino, in questa terribile prova, alla famiglia di Gabriele e che aveva proclamato il lutto cittadino in concomitanza con la funzione) ai conoscenti dei piccoli, ai volontari, agli uomini delle onoranze funebri.

E’ un funerale, ma è un funerale di un bambino. E allora non pare fuori luogo la scelta del canto finale, caduta su “Tu scendi dalle stelle”. Note, musica e parole che si confondono con il pianto dei familiari, della nonna, della mamma, di chi non vuole staccarsi fisicamente dalla piccola cassa di legno bianco. Fuori, alla luce di un sole freddo, un appaluso accoglie l’uscita del feretro, in questo assurdo, terribile fine anno che ha segnato tutta la Lucchesia.

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