Toscana
«I genitori volevano farlo vaccinare»
Parla il pediatra del bimbo morto: era spesso malato e l’iniezione era stata rimandata. È stata una tragica fatalità
LUCCA. Volevano vaccinarlo. I genitori del piccolo Gabriele non erano contrari all’idea di sottoporre il bimbo di 22 mesi all’iniezione che tiene lontana la meningite. Ne avevano parlato con il loro pediatra, il dottor Alessandro Catassi. Ed è lo stesso medico a ricostruire le ultime ore di vita del piccolo, spiegando perché era sfuggito alla campagna vaccinale.
Dottore ci spieghi come è potuto accadere.
«Nel nostro ambulatorio lavorano quattro pediatri, me compreso. Tutti noi siamo attenti al problema meningite e sensibilizziamo a dovere le famiglie. Ogni tanto c’è qualche bambino che sfugge alla vaccinazione per una precisa scelta dei genitori, ma non è il caso del piccolo Gabriele. La mamma era d’accordo».
Ma il primo vaccino è previsto a 13 mesi e Gabriele ne aveva già 22: perché non l’aveva fatto?
«Come capita a tutti i bimbi di quell’età, soprattutto a quelli che vanno al nido, Gabriele era spesso malato. La mamma voleva aspettare che il piccolo fosse in perfetta forma. Sono cose che capitano ma – ripeto – non c’era nessuna opposizione precostituita alla vaccinazione».
Difficile anche definirla leggerezza, siamo di fronte ad una autentica fatalità.
«Sì, anche se è importante fare chiarezza su un aspetto che può generare confusione: non è vero che i bambini devono essere in perfetta forma per fare un vaccino. Basta che non abbiano la temperatura sopra i 38°, per il resto l’iniezione si può fare sempre. Tosse, raffreddore e mal di gola non sono certo un impedimento. Questo va sottolinearlo: passata la febbre il momento per fare il vaccino va trovato, altrimenti si rischia di rimandare all’infinito. Soprattutto nel caso di bambini cagionevoli».
Ma anche la sorella più grande non era in pari con le vaccinazioni: a noi risulta che sia stata coperta nelle ore successive alla morte del fratello.
«Dovrei controllare. La bambina aveva fatto un maggior numero di vaccinazioni ma non so dire se fra queste c’era anche quella contro la meningite».
Lei ha visitato Gabriele mercoledì ed è stato il primo a sospettare che potesse trattarsi di qualcosa di grave.
«La mamma mi ha chiamato nel pomeriggio dicendomi che il bambino non stava bene. Aveva i classici sintoni influenzali: vomito, febbre, disidratazione. Cose normali in questo periodo dell’anno. Tra l’altro, il giorno prima stava bene. Era andato all’asilo e la sera aveva accompagnato la mamma a una riunione nella stessa scuola».
Poi cosa è successo?
«Due o tre ore dopo la telefonata l’ha portato in ambulatorio. Non pensavo fosse una cosa così grave ma quando l’ho visitato ho notato delle macchiettine sul petto, le cosiddette “petecchie”. “A casa non le aveva”, ha risposto la madre quando gliele ho fatte notare. Io non mi sono mai trovato di fronte a un paziente affetto da meningite, ma quel sintomo mi ha messo in allarme. Così ho mandato il bambino al pronto soccorso del San Luca per accertamenti».
Si immaginava un esito talmente rapido e tragico?
«Assolutamente no. La malattia era all’inizio e non credevo che potesse avere un’evoluzione di questo tipo e in così breve tempo».
Il vaccino forse gli avrebbe dato qualche chance in più contro la malattia?
«Fare ipotesi di fronte a un caso di meningite fulminante è difficile e in ogni caso non c’è controprova. Possiamo basarci sulle statistiche e i numeri dicono che nei rari casi in cui dei bambini vaccinati hanno contratto la malattia, sono riusciti a superarla. Insomma, non ci sono stati decessi».
Per questo bisogna ribadire che è importante vaccinarsi.
«Noi sensibilizziamo continuamente le famiglie sull’argomento. Come pediatra ho circa 1.050 bambini tra i miei assistiti e la percentuale di copertura si aggira attorno al 90%. Non siamo in una situazione di allarme: la tragedia del piccolo Gabriele non implica che a Porcari ci sia un “emergenza meningite”. Tuttavia è importante sottolineare che il vaccino è l’unico strumento che abbiamo per proteggerci da questi pericolosi batteri e dal loro contagio».
In ambulatorio c’erano altre persone quando è arrivato il bimbo: avete già provveduto a informarle per fare la profilassi?
«Certo, abbiamo contattato telefonicamente le famiglie interessate e le abbiamo invitate a seguire la procedura prevista per casi del genere».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
