Toscana
Lanfri: troppa superficialità, non si capisce cosa si rischia
LUCCA. Andrea Lanfri porta sul suo corpo i segni del passaggio della meningite: l’atleta lucchese venne ricoverato quasi due anni fa al San Luca e, dopo un autentico calvario, è riuscito a rialzarsi...
LUCCA. Andrea Lanfri porta sul suo corpo i segni del passaggio della meningite: l’atleta lucchese venne ricoverato quasi due anni fa al San Luca e, dopo un autentico calvario, è riuscito a rialzarsi grazie alla sua passione per lo sport che l’ha portato a un passo dalle Paralimpiadi della scorsa estate a Rio de Janeiro. Ma Andrea è anche un grande fautore della vaccinazione: lui, che non era stato vaccinato, non si stanca di consigliare l’immunizzazione. Ma le risposte che ottiene spesso lo lasciano interdetto - se non deluso.
«Tante volte, parlando con amici e con conoscenti scopro che non hanno fatto il vaccino. Spesso si tratta anche di persone che stanno fuori della Toscana».
Quando Andrea si trova, suo malgrado, nel mezzo di una discussione come questa non è certo tipo da lasciar perdere. «Mi ci intestardisco - racconto - cerco di spiegare al mio interlocutore l’importanza della vaccinazione». Accade, però, che molte volte ci si trovi davanti a un muro. Che magari non è costruito con un “no” secco, ma con un “sì sì, lo farò”. Che però non porta da nessuna parte: «Magari chi mi risponde così lo incontro dopo qualche mese. E se gli chiedo se alla fine ha fatto il vaccino, scopro che non ci ha nemmeno pensato».
Il problema, allora, può forse essere condensato in una sola parola: superficialità. «Non ci si rende conto - ragiona Andrea Lanfri - della gravità del problema, dei danni ai quali si può andare incontro. Nella migliore delle ipotesi posso riuscire ad anticipare i tempi entro i quali una persona va a fare il vaccino, ma spesso non accade nemmeno quello».
Non per questo Lanfri si scoraggia. Continua la sua battaglia, che l’ha portato a essere intervistato da testate a livello nazionale: solo di qualche settimana fa un appello lanciato dalle telecamere di Sky Tg 24.
Tanta perseveranza e tanto coraggio, per questo ragazzo di 29 anni che venne ricoverato all’ospedale San Luca con 43 di febbre. La meningite gli portò via le gambe e sette dita delle mani e gli richiese un lunghissimo ricovero di cinque mesi. Una volta uscito, Andrea iniziò la sua “seconda vita”: lanciò un crowd-funding su Internet per comprare le protesi da corsa. Aveva bisogno di 14.000 euro, in 28 giorni ne mise insieme 30.000.©RIPRODUZIONE RISERVATA
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