Italia
Folla per i vaccini al Campo di Marte
Il primario Domenici: «Risposta emozionale, ma non basta»
LUCCA. Alle coincidenze non è proprio il caso di crederci. Ieri mattina all’ambulatorio delle vaccinazioni del Campo di Marte gli operatori sono andati ben oltre l’orario delle 13: tanta gente in fila per immunizzarsi, tante persone alle quali dare una risposta. E - quasi con certezza matematica - si può dire che abbia contribuito il rapidissimo propagarsi della notizia della morte del piccolo Gabriele, stroncato da una meningite fulminante a soli 22 mesi.
«È una risposta emozionale che abbiamo già visto - ragiona il responsabile dell’area materno infantile Raffaele Domenici -: è una cosa che va bene, benissimo, sia chiaro. Ma non basta: l’opera primaria deve essere quella della vaccinazione continua, e della corretta informazione».
Il dottor Domenici non era in ospedale quando, mercoledì pomeriggio, Gabriele è arrivato al pronto soccorso. Ma è stato subito informato di quanto accaduto ed è rimasto in contatto continuo con i propri collaboratori. «Quello avvenuto le scorse ore è un caso raro, ma comunque la meningite C è riportata in letteratura anche fra i bambini molto piccoli. Si pensi che una quindicina di anni fa noi, qui a Lucca, abbiamo avuto un caso di una bambina di 22 giorni colpita da questa malattia: si salvò e ora ha una vita normale. Al di là di questo, i casi di meningite che si registrano in Italia sono alcune decine l’anno. E in Toscana, come ben sappiamo, abbiamo avuto un picco nel 2015 e nel 2016».
Per questo, spiega il primario, nei reparti ospedalieri c’è la massima allerta: in particolare la linea della Regione e delle aziende sanitarie è quella di sensibilizzare al massimo sulle forme di sepsi, così da consentire una identificazione precoce e di poter cominciare subito con il trattamento. Esattamente quello che è avvenuto con il piccolo Gabriele: «Il bambino è stato mandato in ospedale dal proprio pediatra. Il quale, come avviene in questi casi, ha anche allertato il medico di guardia in reparto. Così il piccolo è stato “bloccato” in sala emergenza del pronto soccorso e subito si è iniziata la terapia, prima ancora del trasferimento a Firenze».
La vera frontiera, tuttavia, è quella della vaccinazione. Una battaglia lunga, e che certo non è facile da vincere. «In generale - sostiene Domenici - i vaccini sono in parte vittima del proprio successo: si pensa non siano più necessari perché molte malattie sono scomparse o stanno scomparendo. E invece è importante continuare a vaccinarsi. Poi c’è l’altra questione, quelle delle vere e proprie falsità, come quello del rapporto fra vaccinazioni e autismo che nasce da un lavoro falso, e riconosciuto come tale, di un ricercatore inglese».
Per quanto riguarda la campagna sulla meningite, secondo Domenici i risultati ci sono: «La Regione sta investendo molto e bisogna riconoscere che la risposta c’è. Ma bisogna mantenere ben alta la soglia dell’attenzione. Per questo dicevo che una risposta “emozionale” non può bastare. Soprattutto se ci troviamo poi di fronte a un modo di fare informazione non corretta, come è avvenuto anche in televisione, dove si fanno parlare sui vaccini personaggi dello spettacolo mentre i medici vengono relegati in spazi di pochi secondi».
Molto, in questa direzione, possono fare e già fanno i pediatri di famiglia: «Sono in prima linea, parlano con i genitori e riescono ad avere risposte buone anche da chi parte da una posizione contraria ai vaccini».
Ma le strade per sensibilizzare possono essere molte, e non tutte strettamente “istituzionali”. La pediatria del San Luca, ad esempio, collabora con Lucca Comics. E l’ultimo fumetto nato da questa relazione si chiamava, non a caso, “Vaccinazioni senza pregiudizi”. Perché anche le nuvole parlanti possono aiutare a vincere la battaglia della prevenzione.
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