La protesta
Sos volontari per San Giorgio
Detenuti ridotti a 88 ma le attività sono poche Allarme terrorismo: riscontrati casi a rischio
LUCCA. Ottantotto detenuti, di cui 49 stranieri, per la maggior parte provenienti dalla Versilia, dove sono stati arrestati per reati contro il patrimonio e legati allo spaccio di droga. Fra gli stranieri, la nazionalità prevalente è quella marocchina. Tra i detenuti ospiti, 52 sono in attesa di giudizio, mentre solo i restanti 36 hanno una condanna definitiva. Gli agenti di polizia penitenziaria sono 97 contro i 112 previsti.
È l’istantanea del carcere San Giorgio come è uscita ieri dall’incontro che i parlamentari dem della provincia di Lucca (la deputata Raffaella Mariani e i senatori Manuela Granaiola e Andrea Marcucci) hanno avuto con il direttore Francesco Ruello e la garante, l’avvocato Angela Mio Pisano.
Un carcere finalmente più a misura d’uomo, dopo la drastica riduzione numerica di reclusi: la popolazione carceraria del San Giorgio, dimensionato per 70 detenuti, aveva toccato in passato punte di 220 ospiti. Nelle celle dove si viveva in quattro persone, oggi si vive in due e in alcuni casi da soli. Miglioramenti tangibili, ma i problemi rimangono. Due in primo luogo.
«Servono più volontari». Una constatazione e un appello insieme, giunto a voci multiple dopo la visita al carcere. «Le criticità - dice Marcucci - restano quelle tipiche di una struttura vecchia come il San Giorgio. Si segnalano la lentezza dei lavori di adeguamento delle cucine e dell’infermeria e un affievolimento dei rapporti di collaborazione con il volontariato». La programmazione delle attività per il 2017 non è stata ancora compilata: a breve il garante depositerà la sua relazione in Palazzo Orsetti e a breve il Comune dovrà definire il suo budget per le attività in carcere. «Il gruppo Volontari carcere - spiega Mariani - rimane la colonna portante per le attività con i detenuti. Ma ora la compagine dei volontari al San Giorgio va ampliata. Confido che si attiveranno nuove associazioni». Secondo i parlamentari Pd, «serve un maggior coinvolgimento delle associazioni anche attraverso il Comune di Lucca, per progettare bandi che rispondano alle esigenze dei detenuti». A febbraio 2017 sarà pronta la nuova area per la socialità, uno spazio rimasto libero dopo la riduzione dei detenuti: sarà un luogo importante anche per svolgere le attività.
«Necessario più supporto psicologico». Un impegno per la deputata Mariani: implementare l’assistenza psicologica ai detenuti, in carico al sistema sanitario territoriale (l’Asl). «La situazione nel carcere è molto migliorata - spiega la parlamentare -. La riduzione di numero dei detenuti giova al rapporto fra quelli rimasti e gli operatori. Dobbiamo però lavorare per aumentare le ore del supporto psicologico, quelle esistenti non bastano». Tutti i parlamentari hanno anche assicurato l’impegno per il veloce completamento dei lavori nell’infermeria.
«Maggiore sorveglianza in Versilia». L’appello arriva dalla senatrice viareggina Granaiola. «La migliore politica a favore della sicurezza è la prevenzione - sottolinea appena uscita dal portone del San Giorgio -. Occorre più sorveglianza in Versilia: la forte presenza al San Giorgio di detenuti che provengono da lì significa che dobbiamo capire meglio l’origine dei problemi».
Radicalizzazione, casi ad alto rischio. Anche al San Giorgio l’attenzione è massima sui detenuti, in particolare africani e mediorientali, per il rischio radicalizzazione. Il rischio cioè che in carcere in particolare i reclusi di origine islamica compiano un percorso di avvicinamento a ideologie estremiste fino ad abbracciare i fondamenti del terrorismo islamico. Per questo tipo di monitoraggio viene applicato un protocollo del ministero degli Interni, che inquadra i soggetti a rischio radicalizzazione per livelli. È accaduto - è emerso dalla conversazione tra parlamentari e responsabili del carcere - che al San Giorgio siano stati registrati casi di detenuti inquadrati al livello di attenzione uno per i propri comportamenti (tendenza all’isolamento, si facevano crescere la barba). Per contro, è emerso ancora, ci sono stati detenuti di origine islamica che invece hanno notevolmente accentuato comportamenti “occidentali” per prendere le distanze da qualsiasi tendenza alla radicalizzazione.
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