Gioco
Bartoli: «A rischio eventi come il Desco»
Il presidente della Camera di commercio difende la scelta dei rincari. Confartigianato all’attacco
LUCCA. «Bilancio in perdita, con il taglio del 50% non arriviamo a pagare gli stipendi. Senza l’aumento Desco e altre manifestazioni sono a rischio». Il presidente della Camera di commercio Giorgio Bartoli non ci sta a passare per quello che mette le mani nelle casse delle aziende, e spiega perché l’istituto di corte Campana ha deciso di deliberare un aumento del 20% del costo di iscrizione, a fronte del dimezzamento previsto dalla normativa nazionale. «Cominciamo col dire che in Toscana tutti e 10 gli istituti camerali hanno varato l’aumento. Purtroppo è stato sospeso in attesa di alcuni chiarimenti da parte del ministero che ci auguriamo arrivino quanto prima. Ma la nostra volontà è di andare avanti. Più che una scelta è una necessità: il dimezzamento delle quote di iscrizione negli ultimi tre anni ha dato un forte scossone alle Camere di commercio. I diritti camerali sono la nostra principale fonte di reddito, ora non arriviamo a pagare le buste paga dei nostri 78 dipendenti. Chiariamo, non è che siamo sull’orlo del fallimento: siamo ben patrimonializzati e recuperiamo il necessario dai servizi di sportello. Ma l’aumento del 20% serve a riequilibrare la perdita ed è indispensabile per finanziare i servizi di promozione. Se non arrivasse l’ok del ministero dovremmo andare a tagliare una serie di eventi sul territorio. Con effetti assai più dannosi: perché la Camera di commercio compartecipa assieme ad altri enti (Fondazione Crl, Regione, Comune, ecc) a Desco, alle iniziative che riguardano l’alternanza scuola-lavoro, alle Strade dell’olio e del vino o a The Lands of Puccini. Senza contare la promozione delle nostre aziende che facciamo all’aeroporto di Pisa. Inutile fare un elenco: sono moltissimi gli appuntamenti a rischio. Lo scorso anno, per effetto dei tagli del 35%, abbiamo già ridotto di 800mila euro i soldi destinati alla promozione. Quest’anno rischiamo di arrivare a un milione. Il problema è l’effetto moltiplicatore che un simile giro di vite rischia di innescare: perché se la Camera di commercio non fa la sua parte diventa difficile far compartecipare alla spesa anche Fondazioni, Regione e Comuni». Il rapporto è 1 a 3: in pratica, sostiene Bartoli, non si perde solo il milione della Camera di commercio ma anche gli altri 2 milioni attratti dalla partecipazione dell’ente di corte Campana.
«Si è detto che mettiamo le mani nelle tasche delle associazioni ma ci terrei a precisare che i primi a fare spending review siamo stati proprio noi – prosegue – Da quando sono stato nominato a capo dell’ente ho rinunciato allo stipendio, all’auto blu e all’autista; ho cancellato la figura del responsabile delle pubbliche relazioni, ridotto le spese per le pulizie di circa il 40% e rivisto a ribasso i premi di risultato di dirigenti (-30%) e dipendenti (-13%). Non mi sembra poca cosa».
Uno dei due voti contrari all’aumento è stato espresso da Roberto Favilla, direttore di Confartigianato: «Certo che siamo in disaccordo – spiega – Una volta che il governo fa un provvedimento per diminuire l’esborso delle aziende, noi andiamo controcorrente. Alla fine non si tratta di grandi cifre, qualche decina di euro, ma per una piccola azienda pesano. Ma soprattutto è il segnale che ne deriva a non piacerci. Tra l’altro, visto che tra sei mesi andremo alla fusione con Pisa e Massa Carrara, avremmo preferito che la questione fosse rimandata a un momento successivo. Ma la maggioranza dei membri della giunta ha deciso diversamente».
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