Il Tirreno

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Dalla Valle al cosmo seguendo i propri sogni

di Luca Dini
Dalla Valle al cosmo seguendo i propri sogni

Daniela Pedrini, ingegnere aerospaziale, ha vinto la borsa “Amelia Erhart” «Andarmene dall’Italia? Forse un giorno, ma per ora sto bene qui»

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CAMPORGIANO. Ci potrebbe essere un po’ di Garfagnana nello spazio, quando alziamo la testas e pensiamo al cosmo smisurato. È la speranza di Daniela Pedrini, la 30enne di Camporgiano che è un’eccellenza in campo aerospaziale. Daniela ha appena terminato il dottorato discutendo la sua tesi a Pisa, la città dove adesso lavora e vive per quasi tutta la settimana, e lavora attorno ai catodi cavi, un componente utile per la propulsione elettrica spaziale nei satelliti.

Lo fa ai massimi livelli, dopo un percorso di studio - come specifica senza boria ne falsa modestia - «da secchiona, perché ci tengo ad essere tra le migliori» e con un legame speciale con la sua terra: «Appena posso corro a casa per stare con la mia famiglia. Gli Stati Uniti o altri paesi più specializzati nel settore? Ho fatto una breve esperienza, ma per ora resto in Italia».

Daniela, dunque, non va ad ingrossare le fila della cosiddetta “fuga di cervelli”. Perché è stata per due mesi in Colorado, ma al rientro ha dovuto affrontare una grave malattia che ha colpito la madre Adrina, e da allora il sabato pomeriggio parte da Pisa per tornare a Camporgiano per poi ripartire la domenica sera: «Se ho un momento libero, lo voglio passare con mia mamma», spiega.

Un legame forte, con la sua famiglia, la sua terra eppure quella grande determinazione negli studi la sta portando lontana, addirittura nello spazio: «Da bambini in tanti sono affascinati dallo spazio – dice Daniela – se volevano farmi felice, dovevano regalarmi un libro che parlasse dei pianeti, di scienza, dello spazio. Poi ho frequentato il liceo “Galileo Galilei” di Castelnuovo ed è bastato un anno con il professor Araldo Caproni per innamorarmi ancora di più dell’astronomia».

Qui è partito il percorso di studi che l’ha portata alla laurea specialistica in Ingegneria Aerospaziale nel 2012 e poi al dottorato corredato dalla borsa di studio “Amelia Earhart” che spetta solo a 35 donne nel mondo: «Un aiuto per due anni sicuramente decisivo e una grande soddisfazione – racconta Daniela –: è una borsa di studio dedicata alle donne che si fanno valere in corsi di dottorato che hanno a che fare con discipline aerospaziali. Sicuramente questo è un campo dove in maggioranza gli scienziati sono uomini, ma non è mai stato un problema per me».

Daniela, nata trent’anni fa a Castelnuovo,a lasciato da parte alcune sue passioni giovanili, come la musica, il pianoforte di casa o le prove con la banda del paese, per lavorare nell’attuale Sitael di Pisa e studiare e costruire i già citati catodi cavi.

«Cosa sono? Un componente per particolari motori elettrici che funzionano con i campi magnetici, motori per satelliti – spiega Daniela – è la propulsione necessaria affinché i satelliti restino in orbita e sfrutta campi elettrici e magnetici».

I catodi sono stati proprio oggetto della tesi di dottorato discussa con il tutore professor Fabrizio Paganucci e il presidente del programma di dottorato, professor Giovanni Mengali.

Un altro 110 e lode per la soddisfazione di mamma Adriana, papà Giovanni, del fratello Gianluca e di tutti gli amici: «In famiglia erano un po’ scettici sulle mie scelte, ma io ci ho sempre creduto e vedremo cosa accadrà in futuro. Sicuramente sono professioni ricercate. Gli Usa? Un giorno forse, per ora sto bene qui». In Garfagnana, dove la terra è un po’ più vicina alle stelle.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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