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Bancarotta: condannati in due
La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una coppia di imprenditori
BARGA. Condanna definitiva per bancarotta fraudolenta nei confronti di Alberto Pieroni e Marino Bertoli, rispettivamente di Barga e Gallicano. La suprema Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei due imputati confermando di fatto la condanna della Corte d'appello di Firenze che, a sua volta, aveva confermato quella del tribunale di Lucca a sette anni e 4 mesi di reclusione. Il tribunale cittadino aveva condannato per bancarotta fraudolenta documentale e per distrazione Alberto Pieroni, 57 anni, originario di Barga, e Marino Bertoli, 61 anni, domiciliato a Lappato e residente a Gallicano, a sette anni e quattro mesi con l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'inabilitazione all'esercizio d'impresa per dieci anni.
Il collegio giudicante aveva accolto le richieste del Pm: il fallimento del calzaturificio "Isoshoes" risale al maggio 2008 e due anni dopo la guardia di finanza accertò che i due imprenditori avevano fatto sparire tutto, dai beni strumentali alle merci, dai crediti e dai ricavi. E della contabilità non c'era più traccia. Un crac da oltre 15 milioni. Saltò fuori che i due imprenditori operavano con l'impiego di numerose società. Tra queste la "Cooperativa Calzaturieri Segromigno", la "Isocoop 2001 - Piccola Società cooperativa", la "Isoshoes 2003", succedutesi nel tempo, che venivano utilizzate per la fatturazione delle prestazioni, spesso non dichiarate al fisco, e l'assunzione di personale mai regolarizzato.
Queste società dopo un po' venivano portate al fallimento e la procedura si chiudeva con l'assoluta mancanza di attivo. Ai dipendenti, in media 50 unità l'anno, venivano consegnate le buste paga mensili, ma non venivano versati i contributi previdenziali e assistenziali. Le indagini bancarie avevano anche consentito di dimostrare che 250mila euro sono stati sottratti dai conti societari e dirottati nella disponibilità degli arrestati. Ma del calzaturificio era sparito tutto: dai crediti ai ricavi alle merci. Pieroni e Bertoli vennero arrestati dai finanzieri nel novembre 2010. Per dare una parvenza di legalità ai dipendenti, una cinquantina che, dopo il crac, venivano ricollocati nelle altre imprese condotte da Pieroni e Bertoli, venivano consegnate le buste paga mensili, ma non venivano versati i contributi che, stando all'accusa, finivano nelle tasche e sui conti degli imprenditori. Quando l'Agenzia delle entrate, l'Inps e l'Inail intervenivano per recuperare i contributi evasi non trovavano più la cooperativa che era già fallita. Oltre quattro e mezzo dei 15 milioni del crac riguardano l'evasione delle imposte: 700mila euro per l'Iva; 3 milioni e 600mila euro come imponibile non dichiarato; 150mila quali ritenute fiscali sulle retribuzioni e 190mila come contributi previdenziali e assistenziali non versati.
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