Gioco
Marcucci: «Ora le primarie»
Il monito a Tambellini: le regole previste dallo statuto non si cambiano
LUCCA. «Alessandro Tambellini ha ottenuto buoni risultati con la sua amministrazione, credo che meriti di ricandidarsi. Ma lo deve fare partecipando alle primarie, dove ritengo che vincerebbe a man bassa. Difficile comprendere la sua decisione di evitarle a priori. Ad ogni modo, rispetto le scelte altrui: se lui sarà fermo sulla posizione di non prendervi parte, si creeranno scenari diversi».
Più chiaro di cosi. A parlare è il senatore Andrea Marcucci, in una giornata (il day after del referendum costituzionale) che non si trattiene dal definire «complicata», nella quale si deve fare i conti con i contraccolpi nel Pd della sconfitta del sì, e non solo sul piano nazionale.
Il senatore barghigiano, nel governo Renzi anche presidente della commissione cultura, sostiene senza indugi che «adesso Lucca deve tornare alla regolarità della vita interna del Pd, come da statuto. Non mi sento di bloccare lo statuto per far ricandidare Tambellini senza le regole previste. È ovvio che se un sindaco uscente del Pd vuole ripresentarsi deve farlo in base a quanto prevede lo statuto. Intanto però, a dire il vero, Tambellini deve dire chiaramente che vuole ricandidarsi. Poi se qualcuno lo vorrà sfidare seguirà le regole che ci sono. Se sei stato un bravo sindaco, questo è un motivo in più per ricandidarti», aggiunge.
Il giorno dopo la vittoria del no il senatore Marcucci tiene molto anche a fare un’analisi del voto partendo da quello di “casa sua”, vale a dire Barga, dove il sì non ha superato il 46,2%.
«Visto che la consultazione referendaria è diventata un voto politico - spiega - sono andato a guardare i risultati delle politiche del 2013. In provincia di Lucca eravamo abbastanza soli: con il solo risultato del Pd oggi siamo rimasti dove eravamo, ma c’è da dire che abbiamo anche perso una grande occasione. Nel 2013 il Pd ottenne a Barga il 40% dei voti; al referendum costituzionale il sì è arrivato al 46%: significa che non è stato sufficiente l’ampliamento del consenso; io la vivo così. Evidentemente noi non siamo stati in grado - sottolinea il senatore - di parlare a una platea più ampia della nostra. Significa che abbiamo sbagliato il messaggio, che abbiamo parlato solo ai nostri sostenitori ma non abbiamo raggiunto una quantità ulteriore di persone sufficiente ad avere la maggioranza. Per questo mi assumo la responsabilità della sconfitta sul piano locale». Marcucci insiste molto su questo punto del difetto di comunicazione da parte del Pd, che non riguarda ovviamente il solo territorio locale.
Quanto al Pd territoriale nei confronti dell’orientamento sul referendum, il senatore ne ribadisce la compattezza: «Tambellini, Marco Remaschi, Stefano Baccelli, Luca Menesini e Alberto Baccini: sindaci ed esponenti regionali: il quadro di riferimento era più che buono». (b.a.)
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