Sicurezza
Con un registratore inchioda il marito che la maltrattava
Il coraggio di una donna che per mesi ha subito violenze L’uomo ha chiesto l’abbreviato ma il gup non l’ha concesso
LUCCA. Violentò, minacciò e picchiò selvaggiamente la moglie: il gup del tribunale lucchese gli ha negato la possibilità del rito abbreviato e lo rinvia a giudizio. Il processo inizierà il 26 gennaio prossimo davanti al tribunale collegiale.
La storia di queste ennesima, brutale violenza parte da un quartiere della periferia. La donna per mesi ha subito violenze di ogni genere e tipo prima di trovare la forza di rivolgersi ad un legale e in seguito alle forze dell’ordine. L’avvocato della donna è riuscito a rassicurarla a tal punto da convincerla che per venire fuori dall’incubo che stava vivendo bisognava avere coraggio e denunciare tutto alla polizia. Ma per inchiodare il carnefice alle proprie responsabilità sarebbe stato utile avere delle registrazioni.
E qui la storia da drammatica diventa quasi eroica perché non è stato facile trovare la forza e il coraggio per diventare da vittima investigatrice e mettersi un registratore addosso per provare oltre ogni ragionevole dubbio l’inferno che si stava vivendo tra le mura domestiche.
Le registrazioni si sono rivelate fondamentali per il prosieguo delle indagini e dell’iter giudiziario tanto da convincere il gup a rigettare la richiesta di rito abbreviato proposta dall’imputato. L’uomo ora dovrà affrontare il dibattimento.
Tutto nasce dalla voglia della donna di rifarsi una vita con i due figli lontano da quel mostro che la picchiava di contino, la minacciava e la violentava portandole via anche soldi, sempre dietro minacce di pesanti ritorsioni fisiche. Dopo la comunicazione dell’intenzione di separarsi civilmente per poi divorziare la violenza raddoppiò. Segregata in casa e senza soldi la donna era sull’orlo della disperazione quando nel mese di agosto dello scorso anno l’uomo diede sfocio a tutta la sua aggressività.
Agli atti del procedimento ci sono frasi di inequivocabile violenza. «Ti restituisco i soldi che ho preso dal conto corrente ma in cambio devi venire a letto con me spontaneamente». «Se ti azzardi a rivolgerti ad un avvocato per la separazione ti riempio di botte e porto via i figli con me». Altri frasi non sono pubblicabili.
Da quei momenti di angoscia e depressione la donna grazie ai suoi genitori ha invece trovato la forza per rivolgersi ad un legale e quindi alla polizia e dopo enormi sacrifici e sforzi è riuscita a venir fuori dal suo incubo personale. Nel frattempo, infatti, la donna è andata a vivere dai genitori con i suoi figli e il tribunale ha sancito la separazione legale. Ora, invece, per l’uomo è tempo di dare conto alla giustizia dei suoi comportamenti.
Vincenzo Brunelli
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