Finanza
Niente bonifica, sui tetti resta l’eternit
Azienda agricola e abitanti della zona preoccupati per la copertura di due capannoni che doveva essere sostituita nel 2015
LUCCA. Una bonifica ambientale pianificata sulla carta, ma mai messa in pratica. Con l’amministrazione comunale che, sollecitata dalla parte interessata, trova giustificazioni e non commina nemmeno le sanzioni pecuniarie previste dalla legge per chi non ottempera all’ordinanza sindacale. Con l’eternit non si scherza e lo smaltimento di due dei tre capannoni di una ditta dismessa sono ancora lì al loro posto nononostante il provvedimento amministrativo indicasse la data del 31 dicembre 2015 come termine ultimo di bonifica, mediante rimozione, della copertura in cemento e amianto del complesso immobiliare situato a San Macario in Monte.
I fatti. Gli abitanti della zona sono preoccupati. E con loro chi lavora in un’azienda agricola nelle vicinanze. C’è stato anche un esposto alla procura della Repubblica affinchè verifichi e valuti se vi siano violazioni di carattere penale, individuando, se dal caso, i responsabili. Ma al momento non è dato sapere se la magistratura stia effettuando, attraverso la pg, ulteriori accertamenti o non abbia riscontrato ipotesi di reato. La vicenda nasce da un’ordinanza dirigenziale del 10 maggio 2013 con la quale viene ordinato a un’azienda, nella persona del suo legale rappresentante, a provvedere alla bonifica della copertura di cemento-amianto del complesso immobiliare visto il parere rilasciato dall’Usl circa l’obbligatorietà della sostituzione delle coperture dei tre capannoni. Viene stilato pure un cronoprogramma con sostituzione della copertura del capannone B, il più piccolo e il più degradato e pericoloso posto in posizione intermedia rispetto agli altri due, entro il 31 dicembre 2013. Gli altri due, visti i costi e la difficile congiuntura economica, dovranno essere sostituiti rispettivamente il 31 dicembre 2014 e il giorno di San Silvestro del 2015. La ditta proprietaria dei tre immobili viene anche obbligata ad effettuare campionamenti ed analisi di fibre asbetiformi aerodisperse con cadenza semestrale sui capannoni più grandi al fine di controllare i rischi per la salute.
Sanzioni amministrative. Il capannone più piccolo viene dismesso nei tempi stabiliti. Gli altri sono ancora al loro posto. Nonostante in un caso siano passati quasi 24 mesi e nell’altro quasi un anno. Oltretutto in caso di inosservanza degli obblighi era prevista una sanzione amministrativa che va da un minino di 3.615 euro a un massimo di 18.075 euro. Sanzioni che non sono state comminate. Il comando della polizia municipale, a cui era stata inviata nel maggio 2015 la lettera raccomandata con l’ordinanza dirigenziale per ottenere l’esecuzione del provvedimento, non ha dato risposta sulle verifiche effettuate.
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