Gioco
Mercato del lavoro ancora in crisi, la disoccupazione torna a crescere
Nei primi sei mesi dell’anno il numero degli iscritti ai centri per l’impiego è cresciuto del 9%. In calo gli avviamenti: i nuovi occupati impiegati con voucher o contratti interinali (+41%)
LUCCA. Aumentano i disoccupati, mentre i pochi che trovano un impiego lo fanno grazie a voucher o lavoro interinale. I dati del mercato del lavoro lucchese relativi al primo semestre del 2016 non sono incoraggianti. Tutt’altro. Il numero dei nuovi iscritti nelle liste della disoccupazione aumenta, passando da 6.171 a 9.337. In totale le persone in cerca di lavoro nei primi sei mesi del 2015 erano 52.781 mentre nello stesso periodo del 2016 (ultimo dato disponibile) sono 57.635 (+9%). Anche il dato sugli avviamenti non è particolarmente esaltante: 34.715 nel 2016 contro i 34.725 del 2015. Ma questo primo scorcio dell’anno è stato marcato soprattutto dall’esplosione del lavoro interinale, cresciuto in termini di avviamenti del 41,4% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Sono stati prevalentemente il commercio (+ 1.957 assunzioni) e i servizi alle imprese (+ 598 assunzioni) a trainare il fenomeno, che ha assunto proporzioni mai toccate negli anni precedenti (almeno nella nostra provincia). Calano invece drasticamente gli avviamenti standard (ovvero contratti indeterminati, determinati e collaborazioni). In particolare si registra un -847 nel settore manifatturiero, -457 in quello delle costruzioni e un -752 in quello del turismo (dove peraltro è aumentato il somministrato).
Jobs act, riforma dal fiato corto. E dire che il 2015 era stato un anno positivo, con la disoccupazione ridotta di 6 punti percentuali (dal 17 al 11%), con un calo ancor più netto nella fascia di età 15-29 anni (dal 44 al 22%). “Merito del Jobs act”, si disse. Ma evidentemente la riforma del governo Renzi ha il fiato corto, visto che già da quest’anno la disoccupazione torna a crescere.
Boom dei voucher. L’altro fenomeno a cui stiamo assistendo è l’utilizzo sempre più indiscriminato dei voucher. Si tratta di una forma di lavoro accessorio, che spesso viene usata impropriamente per mascherare un rapporto dipendente. Il fenomeno è in crescita costante da quando la legge Fornero ha consentito l’impiego dei voucher in tutti i settori e non solo in agricoltura. E questo nonostante i limiti stabiliti dalla legge e l’ultimo giro di vite che prevede una comunicazione anticipata all’Inps (ma l’effetto si misurerà più avanti). In teoria ogni anno un imprenditore può pagare al massimo 2.000 euro di prestazioni in buoni e un lavoratore può riscuotere al massimo 7.000 euro.
Qualcosa non va. Eppure nel commercio e nel turismo i voucher sembrano la più moneta di scambio più usata. Il più diffuso è il buono da 10 euro all’ora, di cui 7,5 euro vanno al lavoratore e 2,5 a Inps e Inail per la posizione pensionistica e assicurativa. Ma i sindacati denunciano che, spesso e volentieri, si chiede a una persona di lavorare cinque, sei, sette ore e più, riconoscendole soltanto due o tre voucher. In questo modo chi li impiega risparmia (e non poco) sul compenso da dare al lavoratore. Nel 2015 le imprese del turismo avrebbero acquistato quasi 1 milione e 250mila voucher, con un primato nelle province di Siena, Livorno Firenze e Lucca. Con la nostra città (che insieme a Livorno e Firenze) ha il primato anche per il ricorso ai voucher nel commercio, che in Toscana l’anno scorso ha sfiorato il milione e 100mila tagliandi.
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