Il dolore
Chiodi e rifiuti, le ferite del gigante
Ecco tutti i danni subiti dall’Acquedotto del Nottolini
LUCCA. Il grande gigante è ferito. In più punti. E in pochi sembrano preoccuparsene. L’acquedotto del Nottolini, opera di ingegneria idraulica che lascia a bocca aperta chi guarda una foto aerea, con il suo tracciato a linea retta da sud a nord, dai Monti Pisani a due passi dalle Mura, negli ultimi anni ha subito una serie infinita di affronti. Un motivo in più per spingere - come questo giornale ha fatto e intende continuare a fare - per mettere in piedi un progetto complessivo di recupero ma anche di manutenzione e di sorveglianza del monumento.
In maniera da evitare - ma è solo un esempio - quello che è accaduto qualche mese fa e che proprio Il Tirreno denunciò: pali conficcati nelle arcate per tendere dei filo che servivano a stabilizzare alcune vigne piantate lungo il percorso dell’acquedotto. Alla fine - grazie anche all’intervento della polizia municipale di Capannori - quei fili furono tolti, insieme ai “picchetti”.
Ma ci sono anche ferite più profonde e, in un certo senso, che mai si potranno rimarginare. La più dolorosa è quella dovuta al passaggio dell’autostrada Firenze-Mare. Durante il periodo fascista venne modificata una prima volta l’architettura, con un arco più lungo sotto il quale far passare il tracciato autostradale. Poi, con il raddoppio di inizio anni Sessanta la sciagurata decisione di buttar giù sei arcate. E anche quelle che rimangono e che confinano con l’A11 certo non godono di buona salute, proprio a causa di vibrazioni e sollecitazioni causate dal passaggio dei mezzi (soprattutto quelli pesanti): qualche anno fa è stato necessario addirittura puntellarle per evitare danni irreparabili, ma aggiungendo bruttura a bruttura.
C’è poi il capitolo della passerella pedonale, pensata prorpio per consentire l’attraversamento dell’autostrada a chi sta facendo una passeggiata a piedi o i biciletta: l’estate scorsa si è reso necessaria chiuderla al transito, in attesa che venissero effettuati i lavori di messa in sicurezza.
Capitolo a parte - ma certo non meno importante - quello legato direttamente all’inciviltà di chi si trova a frequentare questi posti. E che trasforma un monumento in una discarica a cielo aperto, come avviene ad esempio nel tratto a Sorbano a due passi dal ristorante “Casina delle rose”. Rifiuti che possono essere pericolosi, come l’amianto. Sempre l’estate scorsa un gruppo di ragazzi, capitanati da Michele Sarti Magi, intervenne per rimuovere i rifiuti. Salvo scoprire poi che veniva loro chiesto un contributo per smaltirli. Il Comune intervenne con un finanziamento per evitare la beffa, ma certo non si può pensare che la tutela di un bene come il Nottolini possa essere affidato alla buona volontà - certo da encomiare - di un gruppo di giovani.
Certo non lo pensa l’ex direttore dell’Apt Francesco Colucci, al quale va il merito di aver riportato il tema agli onori della cronaca. E che torna a chiedere al sindaco se sia stato chiesto alla Fondazione Cassa di Risparmio «di valutare un loro intervento pluriennale per salvare il monumento». Lamentando, poi, che mai sono stati fatti quei lavori «a costo pressoché zero», come la rimozione di alberi e cespugli cresciuti dentro il tempietto e la pulitura del fosso che affianca le arcate.
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