Il dolore
«Voglio un teatro che si autofinanzi»
Il direttore artistico del Giglio: ecco i numeri del mio mandato
LUCCA. «La mia più grande soddisfazione sta nel legame che sento consolidato con il pubblico lucchese, nell’equilibrio rinato fra i generi, rinato grazie a una proposta globale che permette scelte per una platea sempre più vasta».
Parole di Aldo Tarabella, 68 anni, direttore artistico del teatro del Giglio, regista lirico e compositore, ingaggiato dal teatro cittadino (quindi dall’amministrazione comunale) con un cachet triennale di 45.000 euro lordi annui. Nel marzo 2018, quando scadrà il suo mandato, saranno sedici anni alla guida artistica del teatro cittadino: la prima fase dal 2000 al 2008, la seconda a partire dal 2013.
Un lungo periodo, che ha attraversato una quantità di cambiamenti. D’ora in poi, per ammissione dello stesso Tarabella, l’obiettivo sarà l’ulteriore fidelizzazione di un pubblico sempre più vasto, in particolare quello degli spettatori giovani, ma anche la ricerca di sponsor privati. In vista di un traguardo ancora più alto: l’indipendenza pressoché totale - dal punto di vista economico - della struttura teatro in senso globale. A livello formale ancora “azienda speciale” ma sempre più vicino alla trasformazione in fondazione; una struttura che beneficia (dati del 2015) di un milione 430.000 euro di contributi del Comune di Lucca, per 160.000 euro dalla Regione Toscana, di trasferimenti per 519.000 euro dal ministero dei Beni e delle Attività culturali.
Direttore Tarabella, partiamo dai numeri. Un teatro che si autofinanzia è un progetto ambizioso. Ad oggi il Giglio che tipo di copertura di spese raggiunge da solo?
«Le sei recite della stagione di prosa 2016-2017, in pratica tutte da quando è iniziata, sono andate tutte esaurite, le tre repliche di Vacanze Romane e le tre di The Pride. Come l’anno scorso, del resto. Il nostro è un cartellone non pretenzioso, in linea con la comunità. Ma al programma di prosa piano piano stiamo abbinando sempre più opportunità: una sorta di zapping fra i generi, cercando di far leva sulla curiosità del pubblico, a partire da quello che frequenta il teatro per gli spettacoli di prosa per arrivare ai giovani e ai giovanissimi delle scuole medie. I risultati ci stanno dando soddisfazione: il Giglio è diventato il “Teatro” di riferimento per tutto il territorio. E con la vendita di biglietti, fatta eccezione per l’opera lirica, abbiamo raggiunto un obiettivo straordinario: per gli spettacoli di prosa copriamo i costi artistici e a volte anche le aperture del teatro».
Quale la ricetta di questo risultato?
«La direzione artistica non deve mai sbagliare uno spettacolo. È questa la mia ansia. L’abbonato è importantissimo e non ci possiamo permetterci di fare “buchi” sbagliando programmazione. Gli incassi sono fondamentali per la vita del teatro».
Con altri generi invece, la lirica ad esempio, la copertura delle spese è ancora lontana?
«La lirica è un genere costoso nella produzione, ma comincia ad avere buoni numeri di spettatori, e questo è determinante anche ai fini dei contributi statali: il ministero ha parametri molto stringenti per “premiare” i teatri di tradizione come il Giglio. Nel 2015 siamo riusciti a ottenere un forte incremento nel settore della lirica per l’infanzia e per la filiera lirica dell’opera per ragazzi: questo ci ha valso un contributo ministeriale aggiuntivo di 82.000 euro. Nel 2016, nonostante i tagli operati ai budget ministeriali, abbiamo ricevuto un contributo ulteriore di 7.000 euro, per l’elevata qualità degli spettacoli che abbiamo offerto. Anche nel 2017 inoltre, continuiamo con un’attività estiva: dai saggi di danza alle Cartoline Pucciniane ogni primo giovedì del mese al festival Virtuoso e Belcanto».
Il 25 novembre alle 20,30 debutterà La bohéme nell’allestimento del Giglio. Come si sente?
«Sarà una Bohéme pop. Ne siamo orgogliosi. Non a caso l’abbiamo inserita nei Puccini Days».
Il rapporto con i privati. Sta portando frutti o è in stallo?
«Siamo riusciti ad allacciare e riallacciare rapporti. Con piacere abbiamo registrato il ritorno di Lucar con un contratto triennale, l’entrata in corsa di Tagetik. Altri sponsor sono Unicoop Firenze, Gesam Gas e Luce. È iniziato un rapporto di finanziamento indiretto: gli sponsor ci scelgono come location per i loro grandi eventi e commissionano anche spettacoli, concerti. Come è successo con Perini. Le risorse che otteniamo servono anche per allestire nuovi spettacoli: stiamo già chiudendo il cast di Fanciulla del West, produzione che realizzeremo tra due stagioni con altri quattro teatri di tradizione. In vista della scadenza del mio contratto invece, sto preparando una Cenerentola di cui sarò regista e compositore: sarà un regalo al Giglio, al pubblico lucchese, alla città di Lucca».
Una riflessione su questo lungo cammino. Come si prepara a completarlo?
«Porto il sindaco Alessandro Tambellini alle elezioni con soddisfazione. Sono riuscito a svolgere un percorso in questi anni e ho ricevuto una fiducia incondizionata. Sto per completare in modo definitivo sedici anni di direzione artistica. Ho avuto molti attestati di stima e mi sento di chiudere in bellezza. Il ricambio generazionale è giusto. Sono convinto che chi arriverà troverà una base migliore da cui partire».
Progetti successivi ce ne sono già?
«Ci sono già un progetto di lavoro in Florida e una commissione dalla Corea del Sud per la realizzazione di un Pinocchio come opera lirica: saranno mie sia la composizione che la regia; le rappresentazioni si svolgeranno sia in italiano che anche in coreano».
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