La manifestazione
Nei guai la società del patron Bacci
La Coam (che controlla la Lucchese) nel mirino di procura e Finanza. S’indaga su presunte irregolarità. Debito di 3 milioni
LUCCA. La Coam srl, l’impresa di costruzioni creata nel 2002 dal presidente della Lucchese Andrea Bacci, attraverso l’avvocato Francesco Pagliai di Firenze ha chiesto ieri mattina di essere ammessa al pre concordato (o concordato in bianco) al termine di un’udienza di fronte al giudice Cosma Crolla nella quale il sostituto procuratore Christine Von Borries aveva chiesto il fallimento della società a responsabilità limitata che, tra l’altro, detiene il 43% delle quote dell’As Lucchese Libertas 1905. Una richiesta avvalorata sia da un decreto ingiuntivo dell’importo di trecentomila euro sia di indagini svolte per conto della procura fiorentina dalla Guardia di Finanza. Tra l’altro, nel corso degli accertamenti, sarebbe emersa una sopravvalutazione dei crediti nei confronti della squadra di calcio che milita in Lega Pro che dal 1 settembre 2014 ha stipulato un contratto per un importo annuo di 126mila 500 euro più Iva e che riguarda la manutenzione ordinaria del Porta Elisa e anche gli altri impianti dove si allenano e giocano le giovanili. Dalle verifiche effettuate dalle fiamme gialle emerge che non sarebbero state abbastanza svalutate alcune partecipazioni tra cui quella nella Lucchese. Si evidenziano poi modeste posizioni erariali con debiti in prevalenza rateizzati e altri decreti ingiuntivi sistemati o in fase di sistemazione. Le difficoltà maggiori invece si registrano con gli istituti di credito. Ci sono sofferenze per complessivi tre milioni di euro con Cassa di Risparmio di San Miniato, Unicredit, Banca Popolare e Banco di Cambiano.
La decisione. L’obiettivo dei vertici Coam, al 90% di Andrea Bacci e al 10% di Brunella Gabrielli e amministrata da Fabio Bettucci, era quello di arrivare ad una ristrutturazione del debito in continuità aziendale visto che l’impresa edile ha cantieri ancora aperti in Toscana e in altre zone d’Italia. Ma la richiesta della procura fiorentina, rafforzata dal decreto ingiuntivo, ha preso in contropiede i vertici Coam. E se da un lato il giudice Cosma Crolla ha deciso di spogliarsi della vicenda inviando gli atti al collegio del tribunale per verificare se sussistano ulteriori profili di natura penale legati a reati finanziari e fiscali come per esempio le false fatturazioni, dall’altro il legali della Coam hanno dovuto optare per il pre concordato. Hanno tempo 60 giorni (prorogabili per altri due mesi) per stilare un piano concordatario in modo da evitare il fallimento. In quel lasso di tempo però si bloccano tutti i decreti ingiuntivi esecutivi e l’azienda può prendere ossigeno.
Caos Lucchese. E dire che la Coam srl sino al 2013 fatturava 13,5 milioni di euro. Quell’anno chiuse con una perdita secca di 1,2 milioni. Adesso, stando all’indagine del pubblico ministero affidata alla Guardia di Finanza, quel debito si sarebbe allargato arrivando a circa 3 milioni, in prevalenza costituito da prestiti concessi dagli istituti di credito. Inutile dire che questa situazione rischia di provocare un effetto domino che potrà avere conseguenze pesanti anche per la Lucchese. Il 13 dicembre la Lucchese si gioca parte del suo futuro. Davanti al notaio dovrà avvenire il ripianamento delle perdite (oltre 300mila euro per il socio di maggioranza) e ricostituire il capitale sociale per navigare sino a giugno. Questa era la promessa del patron di Rignano. Ma adesso, dopo gli sviluppi giudiziari riuscirà a mantenerla? Con il 43,46% delle quote (Coam) praticamente bloccato o Bacci attinge a fondi personali o chiama in soccorso altri soci da fuori Lucca oppure si va verso la messa in liquidazione della società . A meno che i soci lucchesi all’ultimo tuffo trovino un altro imprenditore forte che sostituisca l’azionista di maggioranza. La mission è una sola: salvare il soldato Lucchese.
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