Il Tirreno

Lucca

Le sagome nere e i sacchetti del pane per urlare “basta!”

di Barbara Antoni
Uno scatto del flash mob di Porta Elisa
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Uno scatto del flash mob di Porta Elisa

Tredici femminicidi in provincia in otto anni: ecco tutti i nomi. Consiglio comunale a tema e una panchina rossa in vista del 25

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LUCCA. Otto anni, tredici vittime. Tredici donne uccise per mano di un uomo: il compagno o il marito, il pretendente rifiutato, l’ex, il conoscente, il figlio. Un bilancio inaccettabile quello con cui la provincia di Lucca deve fare i conti. Per questo, spiega la vicesindaca Ilaria Vietina, «l’impegno per contrastare la violenza sulle donne è ulteriormente aumentato e può contare sul prezioso ruolo del Codice Rosa». Per questo venerdì 25 novembre - Giornata internazionale della campagna del fiocco bianco contro la violenza di genere - nella Piana, nella Valle e in Versilia ci saranno iniziative a forte impatto.

Ci saranno le sagome nere a forma di donna, con il cuore bianco e appuntati addosso i nomi delle tredici vittime: le sagome saranno fatte sfilare in piazza San Michele, alle 11, dagli studenti delle scuole superiori. «Lucca ha scelto di costruire un “Muro delle donne” mobile - spiega Ilaria Vietina -, in altri comuni, vale a dire Castelnuovo, Pieve Fosciana, Gallicano, Borgo a Mozzano e Porcari, si stanno realizzando “muri” disegnati. Tutto nasce grazie a un progetto dell’associazione Luna onlus che gestisce il centro antiviolenza. Sarà un segnale forte».

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Altrettanto forte sarà il segnale dei sacchetti del pane con la scritta “Pane, amore e non violenza” e la rosa rossa stampata: dal 25 novembre (e fino a esaurimento) ne saranno usati sedicimila sul territorio di tutta la piana per incartare il pane e consegnarlo ai clienti. Quel sacchetto arriverà nelle case, nelle famiglie. Grazie all’impegno della commissione comunale Pari opportunità di Lucca, i sacchetti sono in queste ore in corso di distribuzione ai trenta esercizi che hanno aderito alla campagna. Tredici donne uccise. Il tempo trascorre ma non si dimenticano i nomi e i volti delle vittime di femminicidio. Tredici vite spezzate in otto anni. La scia di morte inizia il 5 luglio 2009 a Pietrasanta, dove viene uccisa dal marito (che poi si suicida)Anna Grazia Satta.

Il 5 ottobre a Capannori viene accoltellata dall’ex Loretta Solenia. Due mesi dopo viene strangolata a Gallicano Vanessa Simonini, vent’anni e una valigia di sogni: aveva rifiutato le avances di un amico. Nel 2010, il 25 maggio a Verciano (Capannori)muore per un colpo di arma da fuoco sparato dall’ex (che poi si suicida) Alessandra Biagi, mamma di 27 anni. Il 16 settembre 2010 è un giorno funesto a Viareggio: vengono uccise per motivi di soldi madre e figlia: Claudia Velia Carmazzi e Maddalena Semerano. Il 7 dicembre ancora sangue, a Bagni di Lucca, dove viene uccisa Kaliannys Cala Perez. Il 31 dicembre tocca a Raimonda Zefi, uccisa per gelosia dal marito, a Massarosa. Il 17 aprile 2011 in Brancoleria Laura Giannarini viene uccisa dal fidanzato che aveva lasciato. Il 26 agosto 2012 a Castelnuovo Garfagnana muore Bruna Giannotti, per le coltellate infertele dal figlio. Nel 2015 ancora due femminicidi: quello di Maria Palmerini, uccisa dal figlio cinquantenne (che poi si suicida) il 22 febbraio a Capezzano (Camaiore), e di Iriagobonse Eghianruwa, il 31 marzo nella pineta fra Vecchiano e Torre del Lago. Fino al 2016: il 2 agosto, in uno degli slarghi del Campo di Marte a Lucca Vania Vannucchi viene incendiata con la benzina dall’ex: morirà 18 ore dopo.

Mai più. Tante iniziative per sensibilizzare, educare, per evitare che le violenze sulle donne non si ripetano. A Lucca il 24 novembre ci sarà un consiglio comunale aperto sulla violenza di genere. In vista del 25 novembre, come spiega la presidente della commissione sociale Enrica Picchi, in piazza San Salvatore verrà installata una panchina rossa, rossa come il colore della protesta contro il femminicidio. «La panchina - spiega Enrica Picchi - come una linea di sangue, un fiume in piena: abbiamo ripreso l’idea di Tina Magenta, bibliotecaria di Lomello a Pavia».

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