Il Tirreno

Lucca

Oltre 700 studenti per dire no alla violenza sulle donne

di Anna Saccoccio
La scritta "Rompi il silenzio" composta dagli studenti lucchesi
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La scritta "Rompi il silenzio" composta dagli studenti lucchesi

I ragazzi delle scuole superiori di Lucca hanno composto la frase “Rompi il silenzio” sul manto erboso del Porta Elisa. Tutti fermi per dire basta al femminicidio al passaggio dell'elicottero

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LUCCA. Settecentocinquanta mantelline rosse indossate da altrettanti studenti delle superiori di Lucca per formare la frase "Rompi il silenzio" sul prato del campo dello stadio Porta Elisa e dire basta alla violenza contro le donne.

Il flashmob organizzato il 22 novembre dalla Cesvot di Lucca con l'associazione Sos Angeli, la Casa delle donne di Viareggio, la Luna Onlus di Lucca, l'amministrazione comunale e le scuole ha coinvolto studenti di diverse classi tra i quali ragazzi del liceo artistico Passaglia, del liceo Paladini, degli istituti Civitali, Machiavelli, Carrara, Giorgi e Fermi. Gli studenti si sono raccolti sugli spalti, poi sono scesi in campo per formare a gruppi le lettere dello slogan e sono stati ripresi dall'alto da un operatore che ha sorvolato lo stadio in elicottero. La frase, "rompi il silenzio", è stata proposta dalla seconda F del liceo artistico ed è stata scelta dagli organizzatori tra le 25 presentate dagli studenti delle scuole che hanno aderito al flashmob. «Questa frase è importante perché è contro la violenza sulle donne ma anche contro il silenzio e l'omertà che circondano spesso episodi del genere - spiega Pierfranco Severi, presidente del Cesvot di Lucca. Dopo ciò che è successo ad agosto a Lucca - aggiunge Severi - abbiamo pensato fosse importante coinvolgere in modo attivo i ragazzi e chiedere loro di "esserci».

Per gli studenti l’iniziativa è utile. «È un tema di cui è importante parlare e prendere parte a un'azione concreta come questa fa restare più impresso il problema», dice Lorenzo, 16 anni, dell’ Agrario.

«A volte succede che dei ragazzi della nostra età tirano uno schiaffo alle fidanzate e queste ci passano sopra per paura di essere lasciate, è inammissibile», aggiunge Lorenzo. «La frase che formiamo è uno slogan d'impatto - dice Gloria, che frequenta la seconda al Paladini - fa riflettere sul fatto che molte vittime per paura o per vergogna non denunciano le violenze che subiscono. Le donne non dovrebbero mai nascondersi».

«Forse ci vorrebbero leggi più severe per i colpevoli », dice Samuele, dell’Agrario.

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Al passaggio dell’elicottero i ragazzi sono rimasti fermi, per mano gli uni accanto agli altri, poi hanno salutato la telecamera e prima di uscire dal campo e togliersi le mantelle rosse c'è stato un grande applauso. Dopo il flashmob è seguito un momento di riflessione con interventi da parte degli organizzatori, dell’amministrazione e delle persone coinvolte nell'iniziativa, che hanno ringraziato gli studenti per aver aderito all’iniziativa.

«Da anni lavoriamo su questo tema con le scuole, ma quello che è successo quest’estate ci ha motivato a trovare nuove forme per coinvolgere i ragazzi», ha detto Ilaria Vietina, vicesindaca di Lucca con delega alle politiche di genere. Per Ersilia Raffaelli, presidente della casa delle donne di Viareggio la chiave sta nella prevenzione. «Le donne oggi chiedono più aiuto di ieri, il silenzio si è rotto, ma bisogna romperlo ancora». Ogni giorno almeno una o due donne arrivano al pronto soccorso di Lucca perché vittime di violenza fisica. «Purtroppo quando arrivano da noi hanno già subito violenza - spiega la dottoressa Piera Banti, responsabile per l'Asl del protocollo del Codice Rosa e presente alla manifestazione -. Alcune donne sottovalutano la condizione di disagio in cui si trovano e non ne parlano con nessuno. Parlare invece è fondamentale. L'omicidio di Vania Vannucchi, che era stata nostra collega , ci ha dato un senso di impotenza e un'immensa sofferenza, ma anche tanta voglia di continuare nel nostro lavoro con grande impegno».

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