Il Tirreno

Lucca

Usura, assolto imprenditore capannorese

Usura, assolto imprenditore capannorese

Il tribunale di Pisa condanna invece un commercialista e un consulente d’azienda

2 MINUTI DI LETTURA





PISA. Sì, quei 98mila euro di finanziamento per cui i creditori chiesero poi interessi facendoli lievitare fino a 140 mila erano il prezzo dell’usura. Anche se a compierla non furono tutti quelli finiti sotto accusa. Per questo per due degli imputati è arrivata la condanna, per il terzo l’assoluzione. A strozzare un imprenditore pisano che aveva cercato una linea di credito per tentare fortuna col fotovoltaico in Puglia non fu il broker dell’operazione, ma il suo commercialista e il consulente d’azienda che dovevano garantire l’operazione, e cioè Stefano Giarri, 57 anni, nato a Torino ma residente a Pisa con studi in città e a Ghezzano, e Riccardo Dal Canto, 52 anni, anche lui pisano ma residente in provincia di Cuneo. Il primo ieri è stato condannato a 3 anni di reclusione e al pagamento di una multa di 9 mila euro, al secondo sono stati inflitti 4 anni di pena e una multa da 15 mila euro.

Assolto perché il fatto non sussiste, invece, Walter Tommasi, imprenditore di 60 anni ed ex presidente del Forcoli calcio, residente a Castelvecchio di Compito a Capannori, ancora accusato di abusivismo finanziario in un altro filone, per cui sono stati sequestrati 30 milioni di euro. Per la giuria presieduta da Pietro Murano, in questo caso il suo ruolo è stato quello di un semplice consulente finanziario, nulla di più. Confermata quasi tutta la tesi accusatoria del pm Giancarlo Dominijanni. Tutto scaturisce dall’operazione “Flower”. Indagando sulla bancarotta di una società, Guardia di Finanza e procura scoprono un traffico di denaro transitato dalla stessa società, in bancarotta, su società estere, in Svizzera e in Inghilterra. I tre vengono arrestati due volte a inizio 2012 e sui loro conti trovati patrimoni milionari sospetti perché troppo alti rispetto ai redditi dichiarati. Con il primo ordine di arresto viene contestato il riciclaggio, il secondo filone si apre appunto per usura, e nasce da una perquisizione sul pc di uno degli imputati. Lì - ha sempre sostenuto l’accusa - ci sono già quasi tutte le tracce documentali per dimostrare l’usura ai danni dell’imprenditore pisano, difeso dall’avvocato Micaela Bosi Picchiotti. Altre poi arrivano con il controllo sui conti correnti, agende, bonifici, assegni. In sei mesi la vittima avrebbe dovuto restituire 140 mila euro, con un ricarico quasi del 40% sui 98mila ricevuti. Secondo Giulia Padovani, legale di Giarri, né l’usura né l’accordo si sarebbero mai consumati, perché i due non hanno mai incassato gli interessi, e annuncia un appello.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa