Il Tirreno

Lucca

Nottolini da salvare, l’appello alla città

di Luigi Spinosi
Nottolini da salvare, l’appello alla città

Lucca, l’ex presidente Apt Colucci “chiama” la Fondazione Crl: «Serve un intervento pluriennale, a partire dal Tempietto»

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LUCCA. Ogni tanto ritorna. Ed è un po’ triste che lo faccia solo ogni tanto, anche perché è lì, protagonista assoluto del paesaggio a sud di Lucca. Eppure solo ogni tanto l’acquedotto del Nottolini ritorna protagonista del dibattito pubblico. E spesso solo per denunciare qualche problema a quella struttura che, da quasi due secoli, arricchisce il nostro territorio. Qualche volta il discorso si fa più approfondito, e affronta il nodo del recupero della struttura, delle sue potenzialità: parole che però quasi sempre svaniscono nel nulla, subito dopo averle pronunciate.

In più di un’occasione sono stati lanciati appelli a salvare questa testimonianza della nostra storia, da amministratori, associazioni, istituzioni, e anche dal nostro giornale. Ora a peccare forse di ottimismo, è, attraverso i suoi blog, l’ex presidente dell’Apt e dell’Opera delle Mura Francesco Colucci, con un altro appello e con un destinatario ben preciso (la Fondazione Cassa di Risparmio). Un appello al quale, così come viene proposto, bisogna riconoscere almeno due meriti. Il primo è quello di cercare di individuare un percorso (attraverso un interlocutore importante come la Fondazione) per arrivare a risultati concreti, l’altro è quello di provare a coinvolgere in questo “Sos per il Nottolini”, l’opinione pubblica. E, al di là del risultato diretto, questa specifica iniziativa potrebbe contribuire a creare quel movimento di opinione che un giorno potrà portare alla rinascita dell’acquedotto.

«Desidero lanciare un appello alla Fondazione Cassa di risparmio di Lucca e al suo presidente Arturo Lattanzi – scrive Colucci – che molto hanno già fatto per il pregevole recupero delle Mura, affinché mettano mano a un piano pluriennale per salvare e restaurare l’acquedotto monumentale del Nottolini. Uno dei simboli dell’ingegno lucchese è cadente in alcune sue parti, già puntellate da anni, come il Tempietto e alcuni degli archi. Chiedo a tutti coloro che hanno a cure le sorti di questo eccezionale monumento, appassionati della nostra Lucca e della sua storia, di aderire e sostenere questo appello in tutte le sedi. È essenziale far vedere alla Fondazione CrL, da sempre molto sensibile ai bisogni del territorio lucchese e al restauro dei suoi monumenti, che le sorti dell’acquedotto stanno a cuore a centinaia e centinaia di cittadini, che ritengono questo intervento prioritario».

Colucci ha creato un blog (www.salviamoacquedottonottolini.blogspot.com) e una pagina Facebook (Salviamo l’acquedotto monumentale del Nottolini a Lucca), dove si potrà sostenere l’appello.

Si tratta, Colucci lo ribadisce più volte, di salvare un monumento. Ma non solo. Certo, il Nottolini è un pezzo della nostra storia, ma è anche una straordinaria risorsa in chiave turistica, dalle tante possibilità, a partire da quelle offerte dal percorso che si snoda alla base delle arcate, e capace di portare dalle Mura di Lucca ai piedi dei Monti Pisani, in mezzo alla natura. «E come fatto per le Mura – spiega Colucci interpellato dal tirreno – anche qui si potrebbe fare un intervento “a puntate”, con un piano da sviluppare su più anni, un po’ per volta. Magari partendo dal Tempietto (la “stazione di arrivo” dell’acquedotto, in zona San Concordio ndr). Fra l’altro non sarebbe un intervento particolarmente costoso: quando ero presidente dell’Opera delle Mura feci fare una stima dei costi del restauro, che si aggiravano sui 400mila euro. Mettiamo che adesso di euro ne occorrano 600mila, non si tratta di cifre enormi. Fra l’altro il Tempietto offre anche altre possibilità: si può salire sulla terrazza superiore, da cui si domina da un Lato Lucca e dall’altro l’intero percorso dell’acquedotto. Ma non solo, essendo percorribile si potrebbe recuperare l’ex acquedotto sotterraneo, come camminamento per collegare il Tempietto a San Colombano».

Le idee sono molte, ma serve chi possa dare una mano a realizzarle (anche tenendo conto del fatto che la Fondazione ha approvato solo da pochi giorni il suo piano triennale di interventi). Ma, prima ancora, serve un movimento popolare che spinga per ridare vita a questo monumento, a quasi 200 anni dalla sua nascita.

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