Il Tirreno

Lucca

Lucca e il suo consiglio 150 anni di storia racchiusi in un libro

di Rossella Lucchesi
Lucca e il suo consiglio 150 anni di storia racchiusi in un libro

Quattro anni di ricerche per il volume voluto da Garzella che racconta anche i tanti scontri sui banchi dell’assemblea

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LUCCA. Trecentocinquanta pagine per riassumere 150 anni di storia del Consiglio comunale di Lucca. Quindici decenni di vita intrisi di vicende politiche e amministrative, talvolta controverse, spesso sfociate in scontri e dure battaglie per giungere a conclusioni non sempre amichevoli. E tanti personaggi che in diversi ruoli si sono avvicendati nell'assise di palazzo Santini per far fronte alle innumerevoli problematiche che si sono succedute sulla scena istituzionale lucchese, talvolta andando a interessare anche la sfera nazionale. Una storia che attraversa i secoli, il Regno d’Italia e la Repubblica, sia la cosiddetta prima che la seconda.

Ci sono voluti quattro anni di lavoro e di ricerche meticolose, ma alla fine il presidente del consiglio comunale Matteo Garzella, autore del progetto, potrà presentare un documento assolutamente unico a livello nazionale.

“I Savj del palazzo Santini” questo il titolo del volume, edito da Maria Pacini Fazzi e realizzato con il contributo delle fondazioni Cassa di Risparmio e Banca del Monte, sarà presentato ufficialmente il prossimo 10 dicembre nella sala consiliare che negli ultimi anni ha spesso ospitato iniziative e cerimonie legate alla storia dell'assemblea municipale ideate dallo stesso Garzella. Che, per chiudere il proprio mandato istituzionale, ha voluto fare un “regalo” alla città, ma anche a centinaia di amministratori che negli anni si sono avvicendati sugli scranni della sala al quarto piano di palazzo Santini. Quelli ancora in vita saranno tutti invitati all'iniziativa, così come gli eredi di coloro che sono scomparsi.

Un titolo scelto non a caso che riprende quello di un volume pubblicato a fine Ottocento, nel quale col termine locale Savj (saggi) si indicavano i consiglieri comunali che, per governare dovevano, appunto, essere saggi. Gli assessori erano i Savissimi. Il termine assunse anche un carattere satirico, evidenziato da alcune riviste dell'epoca.

Un'opera impegnativa che ha richiesto la collaborazione di alcuni studiosi, tra i quali Luca Baldissara e Gian Luca Fruci, rispettivamente docenti degli atenei di Pisa e Bari e personalità della cultura come l'ex direttore della biblioteca statale di Lucca Marco Paoli. Il documento si propone di fornire strumenti conoscitivi, materiali e dati sulle “élites” dei primi 150 anni del Consiglio, andando ad analizzare tutte le competizioni elettorali, i resoconti e le principali alleanze che ne derivarono, insieme alle questioni che hanno caratterizzato la vita dell'esecutivo.

Scorrendo le pagine si potranno scoprire quali furono le reazioni dell'organo assembleare di fronte alle questioni che determinarono la storia d'Italia e come lo stesso ha poi risposto a sollecitazioni provenienti dall'esterno e alle discussioni intorno ai maggiori eventi politici e amministrativi.

Curato nei minimi dettagli, il libro è strutturato in tre parti, precedute da una esauriente sezione introduttiva. La parte preliminare, dedicata alla “Storia dei Comuni e storia d'Italia” analizza il ruolo del Consiglio comunale nel contesto locale e nazionale, concentrandosi su interventi e modifiche di legge che riguardano il periodo che va dal 1865, anno di fondazione del Consiglio comunale, al 2015 con l'esclusione del periodo fascista (1927-1946) quando il sindaco fu sostituito dal podestà del regime.

La seconda parte ricostruisce invece momenti elettorali e amministrativi e disegna un ritratto sociale e politico del Consiglio. L'ultima parte è invece uno studio sistematico e dettagliato delle 27 sedute di insediamento del Consiglio e comprende anche un'analisi delle varie fratture istituzionali intervenute nei 150 anni. Come quella che nel '93 portò al commissariamento della giunta Pacini e nel 2006 al sollevamento dalla carica dell'allora sindaco Fazzi.

Una grossa frattura si verificò anche nel 1897 per una diatriba sull'intitolazione dell'attuale piazza XX Settembre che i cattolici rifiutavano in quanto ricordava la Breccia di Porta Pia e la fine del potere temporale del papato, in opposizione ai liberali che poi ebbero la meglio, grazie alla decisione del commissario Giulio Cesare Pampari, chiamato a sostituire il sindaco Carlo Pierantoni.

Suscitarono sommosse cittadine anche le questioni sui divieti di inumazione nel cimitero urbano che all'epoca (erano gli ultimi decenni dell'Ottocento) non prevedevano la sepoltura di soggetti non cattolici in un luogo religioso.

Proteste e tafferugli pure nel 1879 per il veto sull'inumazione del garibaldino Tito Strocchi e qualche anno dopo in occasione del decesso dell'operaio laico Vincenzo Colucci, per seppellire il quale il prefetto ordinò la forzatura del cancello di ferro cimitero.

Per arrivare poi - ma è storia certo più recente - ai dibattiti sulle opere pubbliche e sull’urbanistica degli ultimi anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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