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«Bicchierino Estathé da cambiare» da Capannori appello alla Ferrero

«Bicchierino Estathé da cambiare» da Capannori appello alla Ferrero

Obiettivo rifiuti zero: dopo il precedente delle capsule del caffé Comune e Centro Ricerca ripartono Scrivono all’azienda: la plastica del contenitore della bevanda è molto difficile da riciclare

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CAPANNORI. Apriamo un sacchetto di spazzatura e vediamo cosa c’è dentro: partì così, anni fa, l’esperienza del Centro Ricerca Rifiuti Zero a Capannori. Un insegnante aprì un sacchetto di rifiuti in classe e mostrò quanto materiale contenuto lì dentro poteva avere una nuova vita.

Quell’insegnante era Rossano Ercolini, l’attuale coordinatore del Centro Ricerca e diventato una personalità di fama mondiale nel campo dell’ecologia e del riciclaggio. Però. Però da quel sacchetto uscirono fuori anche cose e materiali che non potevano essere riutilizzati. Ebbene il lavoro del Centro e del Comune allora si è concentrato anche su questo fronte, cercando strade per eliminare in partenza quel rifiuto destinato a rimanere tale. Fu così che, per esempio, anni fa partirono una ricerca e un appello alle aziende produttrici per sostituire le capsule del caffé, fatte in un materiale non riciclabile.

Un impegno che non si è fermato, con il Comune e il Centro di Ricerca che cercano di coinvolgere le stesse aziende nella loro battaglia verso i rifiuti zero. E questa volta sotto esame è finito un prodotto che tutti conoscono, specialmente tra i più giovani: il bicchierino dell’Estathé. Un prodotto che è ormai un classico, ma che presenta un problema: il materiale di cui è fatto. Il bicchierino da 20 cl è fatto in poliestere “C/PS90”, una plastica, e come tale può essere conferito nella raccolta differenziata. Ma, in pratica, quella plastica è difficilmente riciclabile e, quasi sempre, finisce o in discarica o negli ineceneritori.

Ed ecco che Comune e Centro Ricerca prendono carta e penna e scrivono alla Ferrero, l’azienda proprietaria del marchio Estathé, per chiedere la riprogettazione del bicchierino classico. Si tratta di una delle azioni scelte per partecipare alla Settimana europea per la riduzione dei rifiuti che si tiene in tutta Europa. L'obiettivo è appunto quello di porre l'accento sugli “errori di progettazione” degli imballaggi di alcuni prodotti.

«Dopo aver coinvolto i cittadini nella raccolta porta a porta con risultati ottimi – spiega l'assessore all'ambiente Matteo Francesconi – per compiere ulteriori passi avanti verso il traguardo rifiuti zero ora chiediamo alle aziende produttrici di fare la propria parte, affinché tutta una serie di prodotti che ancora oggi non sono facilmente riciclabili o addirittura finiscono nell'indifferenziato vengano ripensati in modo da renderli recuperabili. È importante che le aziende svolgano una progettazione che si faccia carico dell'intero ciclo di vita dei loro prodotti» .

«L'iniziativa fa parte di una campagna chiamata “C'è posta per te”, che interessa molti altri prodotti (pannolini, spazzolini da denti, cotton fioc), pensata non tanto per innescare sterili conflitti, ma per caldeggiare processi di collaborazione per migliorare le progettazioni», aggiunge Rossano Ercolini.

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