Il Tirreno

Lucca

Il femminicida verrà rinviato a giudizio

di Luca Tronchetti
Il femminicida verrà rinviato a giudizio

La difesa non deposita alcuna perizia psichiatrica, ma ha tempo per farlo sino alla data dell’udienza davanti al gup

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LUCCA. Il tempo è scaduto. Il sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto è pronto ad inviare la richiesta di rinvio a giudizio ai Pasquale Russo, l’assassino di Vania Vannucchi l'infermiera arsa viva il 2 agosto scorso dietro all'ospedale Campo di Marte dal suo ex che non si rassegnava all'idea di averla perduta. La perizia psichiatrica del professor Marchi non è stata depositata semplicemente perchè, allo stato, i legali del femminicida non lo hanno ritenuto opportuno. Ma attenzione: c’è la possibilità di richiedere la perizia psichiatrica sino al momento dell’udienza camerale davanti al giudice. Gli avvocati Paolo Mei e Gianfelice Cesaretti hanno quindi tempo a sufficienza per decidere se sia o meno conveniente per la loro difesa sottoporre a perizia psichiatrica tendente a stabilire la capacità d’intendere e di volere dell’ex dipendente di una cooperativa Asl, che da oltre tre mesi si trova rinchiuso nel carcere di Prato, nel momento in cui portava a compimento il crimine. Se quella perizia non fosse favorevole alla difesa per l’assassino non ci sarebbero possibilità di sfuggire all’ergastolo. Per questo motivo i legali, che hanno acquisito le 500 pagine del fascicolo processuale, attendono ancora. Sperando, magari , che sia il giudice dell’udienza preliminare a nominare un perito per fugare ogni ragionevole dubbio. Il pubblico ministero ha sempre fatto capire di non aver bisogno di utilizzare la consulenza di uno psichiatra. Per lui, sulla base degli atti investigativi, l’assassino era perfettamente capace di intendere e volere al momento di compiere il delitto. Nessun vizio parziale di mente, ma capacità di stare in giudizio. Per Pasquale Russo resta l’accusa di stalking, furto in abitazione aggravato e omicidio aggravato da crudeltà e premeditazione perché commesso ai danni di una persona già vittima di atti persecutori da parte dello stesso autore del delitto.

La difesa nel merito. I legali dell’imputato per cercare di evitare l’ergastolo al loro assistito potrebbero puntare a smontare l’ipotesi della premeditazione, l’aggravante che comporta la pena dell’ergastolo. La premeditazione presuppone il dolo di proposito che si fonda sugli elementi cronologico e ideologico. Vale a dire che ci deve essere un lasso di tempo apprezzabile tra la fase dell’ideazione e la fase dell’esecuzione del delitto e che il lasso di tempo deve essere sufficiente per un ripensamento sull’azione criminosa da intraprendere. Il lasso di tempo deve essere utilizzato per progettare mezzi, circostanze e modalità dell’azione criminosa. Per i legali questo non si è verificato.

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